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ASSAGGI DI RIBELLIONE

Rivolta: istruzioni per l'uso?

Il post di venerdì ha stimolato parecchi commenti su fb. Il filo conduttore di tutti era la richiesta di maggiori delucidazioni su come si fa a ribellarsi a questo stato di cose, il tutto come se io fossi quello che certamente sa rispondere a una domanda così impegnativa e complessa. Grazie per la considerazione ma.... confesso che non so rispondere!
Diverse volte ho provato a ribellarmi - ancora lo faccio com'è certamente noto a chi legge questo post, così com' è certamente chiaro quanto l'abbia pagata cara -, in qualche caso i risultati della mia ribellione sono stati positivi, in altri casi disastrosi.
Una cosa l'ho imparata: la ribellione da soli è un esercizio votato quasi sempre all'insuccesso, ribellarsi insieme ad altri produce gioia e qualche risultato in più.

Forse il primo segreto sta qua: trasformare l'indignazione e la voglia di buttare tutto per aria in un progetto collettivo, parlandone con gli altri, proponendo loro le nostre buone ragioni e ascoltando quello che hanno da dire, da proporre, da cambiare. In questa attività bisogna stare ben attenti a non scambiare l'indignazione con l'invidia; la prima è un sentimento che stimola energie positive e voglia di superare i nostri egoismi, la seconda è semplice voglia di sostituirsi a chi gode immeritatamente di un beneficio o di una posizione, perpetuando le ingiustizie che l'hanno determinata.
Il secondo segreto non è tale: per cambiare le cose bisogna conoscerle, occorre avere gli strumenti culturali per costruire una proposta, un progetto per sostituire a quello che non ci piace qualcosa che sia migliore e più utile per tutti; soprattutto che non sia una nuova ingiustizia verso qualcun altro.
Il terzo sta nel'etica e nell'impegno: la cose non accadono solo perché abbiamo detto che debbono accadere. Se non ci tiriamo su le maniche, se non ci prendiamo degli impegni che poi rispettiamo alla lettera, se non diventiamo responsabili di una parte del progetto di cambiamento e ci aspettiamo che siano sempre  gli altri ad occuparsene... non si combinerà un bel niente! Ci saremo nutriti di illusioni e la delusione sarà ancora più cocente. Le buone idee viaggiano sulle spalle di persone che si sforzano di vivere in coerenza, anche le migliori idee fanno una brutta fine se vengono portate in giro da individui cinici che dicono una cosa e ne fanno sistematicamente un'altra.
Infine, il disinteresse personale: cambiare serve a dare più occasioni e tutti, a rispettare ciò che appartiene a noi e alle generazioni future, considerare le belle persone che siamo, combattere i cafoni e i prepotenti con armi all'opposto di quelle che usano loro.
Se vi aspettavate indicazioni pratiche sulle modalità con cui ribellarsi, sarete delusi, ma non del tutto. Qualche esempio voglio farlo: fare bene il proprio dovere in un mondo che premia il pressapochismo e la sciatteria è ribellarsi. Rispettare le regole, i compagni i scuola e di lavoro,  e farlo anche quando non ci conviene è ribellarsi. Mandare affanculo i boriosi e i presuntuosi, quelli che passano come se gli altri non esistessero e che mettono se stessi e le loro esigenze al centro di tutto, questo è ribellarsi. Partecipare alle protesta collettive cercando di capire cosa chiedono e come possono diventare utili è ribellarsi. Informarsi e dedicare più tempo a fare qualcosa di utile alla società, qualcosa che piace anche a noi, è ribellarsi.
Così come lo è lavorando al mondo di domani - ognuno dove si trova e come riesce - lasciando a casa le astuzie e le furberie che tanto male fanno agli Italiani   e ancora di più ai giovani italiani.
Scrivete le vostre se ne avete piacere e voglia.

Mariano



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