giovedì, febbraio 13, 2020

MEDIOCRITA': L'AGONIA DI UN PAESE

A forza di usare tutti gli strumenti possibili per livellare al basso, si finisce rasoterra. Poi si comincia a scavare...
Mi sembra che sia questa la situazione nella quale versano oggi istituzioni, realtà economiche, associazioni, sindacati, partiti, mass media, chiese, insomma il complesso dei corpi intermedi e di governo dell'Italia.
Governati e rappresentati dai più scarsi fra coloro che ne fanno parte, impegnati questi ultimi a difendere rabbiosamente la posizione conquistata facendo di tutto e di più per allontanare coloro che potrebbero insidiarne la posizione. Ma che, avendo qualche numero in più e magari anche l'ardimento, si guardano bene dallo sprecare tempo, risorse e sentimenti in battaglie impari, preferendo utilizzare ciò che sono, hanno e sono per costruirsi una vita loro. Per gli scarsi è una vittoria facile perché sono straordinariamente abili nel costruire cordate di interessi ancora più bassi dei loro, coinvolgendo soggetti che diversamente non avrebbero alcuna storia o ruolo.

Così procede l'occupazione dei posti e la spartizione delle poche risorse rimaste: un finanziamento alla pugilistica che qualche voto lo porterà, due soldi all'associazione culturale che non fa nulla neanche aprire la sede, nel piccolo. Nel grande, consigli di amministrazione pieni di raccomandati, servi di chi li nomina, sovente senza arte né parte e neanche l'ambizione di imparare facendo. Lo sanno anche loro che non serve a nulla, che non saranno premiati per lo sforzo; dunque non studiano, non chiedono, non ascoltano e non decidono, lasciando che le questioni di cui dovrebbero occuparsi marciscano insieme a questo paese infelice e rabbioso.
Naturalmente la responsabilità non è mai loro, la colpa dei fallimenti nemmeno. Trovano sempre qualcun altro su cui versare i liquami prodotti dalle loro azioni, ben accorti nel cercare di avvelenare il più possibile lontano da loro. E consumano risorse senza restituire null'altro che merda chimica, di quella che brucia il terreno e impedisce a qualunque germoglio di nascere.
Come fare a invertire la rotta? Quasi impossibile sperarlo, figuriamoci immaginare e organizzare una rinascita. Per un po' anche io ho pensato che la meritocrazia potesse essere la strada per promuovere intelligenze e risorse buone a costruire un nuovo bene comune e un rinnovato senso dello stato, della cosa pubblica, capace di spingere a mille le risorse e le energie che pure ci sono in giro. Tutte balle, ipotesi di consolazione: la barriera del familismo e dei clientelismo è più forte di qualunque ragione collettiva e poi... non è davvero detto che i meritevoli siano poi i più adatti a qualunque compito, a qualunque missione. Luminosi esempi ci testimoniano di grandi capacità sprecate in compiti palesemente non adatti alle conoscenze, competenze, attitudini e caratteri dei soggetti coinvolti.
Allora? Se il nuovo senso dello stato, se il desiderio di andare avanti insieme, se il convincimento della necessità di una etica sociale condivisa e forte (più delle appartenenze) non cresceranno bene e in fretta, saranno i nuovi fascismi (di destra e di sinistra) a dettare le condizioni perché le paure e gli individualismi di oggi possano trovare sfogo e temporanea soddisfazione.
Per questo non riesco a non essere giacobino e manicheo: troppe storture, troppi incapaci a occuparsi delle cose di tutti, troppi chiacchieroni a imbonire masse in/consapevoli a seconda del comodo, troppa improvvisazione, troppa boria e profili personali troppo bassi fino a sfiorare terra.
Troppi vecchi brontoloni, pericolosamente nostalgici della loro giovinezza, troppi giovani cresciuti nell'individualismo e già sconfitti, troppi furbacchioni che hanno imparato dai parenti e dal mondo come fare strada indipendentemente dalle qualità, con una tenacia ammirevole come unica qualità.
Ho sempre più voglia di confrontarmi con le ragioni degli altri, ma non ho più tempo per dare retta a tutti gli opportunisti che popolano il mondo intorno a me. Che si fottano, loro e tutti quelli che - una leccata qua e una là - ne accompagnano ascese e discese.
Prima o poi anche l'agonia del paese finirà: per mancanza di soldi. E non sarà un bello spettacolo.
Mariano