ANTIFASCISTI PER DIRE

17 feb 2018

ANTIFASCISTI PER DIRE


La vicenda di Macerata ha spalancato una finestra sulla pancia degli Italiani, che a guardarci dentro vengono i brividi. Fra fascisti per ignoranza e antifascisti per dire si preparano tempi bui per tutti per tutti
Davvero, è come se il paese - troppo a lungo compresso, ingannato, illuso e solleticato con mezzi e sogni ignobili e offensivi - stesse spurgando l'infezione che da troppi anni cova al suo interno senza cura alcuna, abbandonato ai capricci della fortuna. La malattia è nota, la cura ci sarebbe pure, ma nessuno ha finora provato seriamente a illustrarne le caratteristiche e il peso per l'organismo intero. Se qualcuno l'ha fatto, il malato l'ha prontamente scartato a favore di chi prometteva benessere salute e ricchezza senza sforzo e impegno.
Problemi non governati, solo agitati come spauracchio, sciatteria a piene mani (mi faccio i fatti miei, così nessuno mi rompe le palle; faccio meno che posso, così nessuno mi chiede conto) a cominciare da chi ha responsabilità ed è perfino pagato per questo. E dosi industriali di retorica, a impastare tutto in un composto vischioso che impedisce al paese di cambiare, di andare avanti, di diventare più simile a quello che vorremmo.
Così si riorganizzano coloro che immaginano il sentire delle società come la sommatoria dei rancori e delle frustrazioni che alimentano la loro vita quotidiana. Si richiamano al fascismo, come tanti pupazzi ripetono sempre le stesse frasi per evitare la fatica di articolare un pensiero, uno sforzo di conoscenza e di riflessione sul passato che non torna, anche quando lo si vorrebbe tanto...
Hanno in testa modelli semplificati che pensano davvero possano essere messi in pratica in società articolate come le nostre. Pensano che la democrazia sia una perdita di tempo, che votare serva solo a mandare in Parlamento degli smidollati, pensano che chi vince prende il mazzo e schiaccia gli altri. Dato che non possono (o non hanno il coraggio) di menare le mani, sbeffeggiano gli oppositori, ostentano indifferenza giocherellando col telefonino o parlando ad alta voce quando bisognerebbe almeno provare ad ascoltare. Se poi vengono punti sul vivo, mostrano i muscoli e ringhiano (leggi).
Perdono le staffe quando - per la grazia di un momento - si accorgono di essere dei frustrati, incapaci, talmente immersi nella loro mediocrità da averne fatto una virtù. Talmente beati nel rotolarsi nella melma personale e culturale che vedersi, sempre per un momento, come maiali nel fango, li fa infuriare con chi - volontariamente o meno - ha contribuito a disilluderli, a segnalare loro quello che sono per davvero.
L'Italia è piena di gente così, fra gli elettori e gli eletti, fra i direttori e i diretti, fra i comandanti e i comandati. Non tutti sono fascisti - anzi i più sono anche fieramente antifascisti -, ma metodi, incultura, disprezzo per gli altri e arroganza del cafone... è tutta roba che hanno preso da lì. Solo che non lo sanno, perché sono anche molto ignoranti.
Mariano