05/19/13

domenica, maggio 19, 2013

LE CONSEGUENZE DEL VELENO


Quando un organismo viene scientemente intossicato con dosi sempre crescenti di veleno, sembra sopportarlo così bene da esserne addirittura irrobustito. Poi, un giorno…
Il collasso
Quella di avvelenare lentamente un organismo - facendo bene attenzione a non farlo morire e dunque tenendolo costantemente “al limite”, cambiando la dose quando sembra che vi si adatti – è un bel modo per governarlo, mantenendolo in bilico fra dipendenza e disperazione, ma senza mai porlo nella condizione di liberarsi per davvero del veleno. La dipendenza perché senza veleno non riesce più a vivere, la disperazione perché c’è sempre qualche emergenza che impedisce (guarda un po’!) di uscire dalla dipendenza. Questa si chiama “tecnica dello spacciatore” ed è ben nota nel mondo della droga, serve a tenere i tossici sempre sulla corda, fedeli e obbedienti al pusher e disponibili a qualunque servizio in cambio di una dose e della sua benevolenza.
Noi viviamo in un paese che è in questo stato, quello del tossico tenuto in tiro dal pusher,  da ormai così tanto tempo che non riesce nemmeno più a ricordare quando è stato davvero bene, in pace con se stesso e  con gli altri, alimentato dalla sana e onesta speranza di un domani migliore dell’oggi. Quello speranza che poi sarebbe la spinta che ci viene dalla nostra umanità, dal nostro essere persone e cittadini.