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UNIVERSITA’ A GRUGLIASCO: FINE!

Non c’era bisogno di essere dei maghi per immaginare come sarebbe finita la storia del polo universitario grugliaschese. Responsabilità,insipienze e incapacità per produrre un danno irreparabile
Piccoli, tossici e bugiardi
E’ ufficiale: il polo scientifico a Grugliasco non si farà (leggi). Torino ha avanzato al sua candidatura a rilocalizzare le facoltà scientifiche nell’area della caserme intorno a piazza d’Armi e sembra che proprio lì finiranno i prestigiosi insediamenti progettati dodici anni fa per Grugliasco dagli stessi uffici del Comune su incarico dell’Ateneo. Come al solito le autorità delle due città e il rosaio degli onorevoli, assessori, consiglieri del PD e aggregati sono già lì a bisticciare come comari, essendo spesso questa l’unica cosa che sanno fare e che scambiano per politica "di servizio".
Dell’incredibile stop alla realizzazione del polo grugliaschese ho già scritto (leggi la cronologia). Invito tutti i lettori interessati a leggere la ricostruzione della vicenda che ben dimostra come l’incapacità, la piccineria e la sottovalutazione del sindaco Mazzù (2002-212) e dei suoi supporters ha bloccato per dieci anni qualunque possibile avanzamento dell’opera, fino al fallimento totale di oggi. Anche in campagna elettorale il progetto università è stato il centro di tutti i programmi dei candidati alla guida della città (guarda).

Che le cose fossero messe male si sapeva da almeno un anno, ma anche il suo successore Montà ha sempre ostinatamente negato l’evidenza con una protervia rara anche nei bugiardi più incalliti. Adesso, a buoi fuggiti, fa la voce grossa con il sindaco di Torino. Così potrà dire che “Ne abbiamo prese tante, ma gliene abbiamo dette!”, scaricando ancora una volta su altri la responsabilità del fallimento di un progetto vitale per Grugliasco e di un ceto politico tenuto insieme solo dalle clientele e dai ricatti reciproci.
L’attuale sindaco portaborse e il piccolino che l’ha preceduto sono finalmente riusciti a far tornare Grugliasco “quell’uscuro paesone di periferia”, come ebbe modo di raccontarlo Umberto Bossi in un suo comizio di vent’anni fa e come ancora i precursori del PD sostenevano dovesse essere non più tardi di dieci anni fa.
Questi sono i risultati per le comunità di una politica tossica che tutti diciamo di voler combattere, ma che, per comodo o per convenienza personale, continuiamo a lasciar fare.

Mariano



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