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IL CONCORSO

La storia di un concorso pubblico per dirigenti scolastici nell’Italia d’oggi, ovvero come distruggere ciò che resta della scuola e non raggiungere lo scopo voluto.
Come ti recluto il preside
concorsi-pubblici1-300x215Assumere i presidi (ora dirigenti scolastici) non dovrebbe essere cosa difficile: come prevede la legge, basta bandire un concorso pubblico per titoli ed esami, indicando chiaramente quali sono le caratteristiche che debbono avere i concorrenti. Di solito nella scuola i requisiti sono il possesso della laurea e un certo numero di anni di servizio in ruolo nelle scuole pubbliche della Repubblica.
In tutti i paesi europei si fa così, con variazioni minime nei requisiti richiesti. In Francia, ad esempio, ogni due anni viene bandito un concorso a cui possono partecipare docenti di ruolo con almeno dieci anni di anzianità. Lo stesso in Belgio e nella maggior parte del Lander tedeschi. In Italia no, da noi si fa diverso e con risultati tragicomici. Intanto non si mai quando ci sarà il concorso, poi quali diavolerie si inventeranno al Ministero per rendere complicato ciò che sarebbe semplice.

Dopo oltre cinque anni di attesa finalmente il Ministero bandisce il concorso: sono ammessi tutti quei docenti che hanno almeno cinque anni di ruolo nella scuola e che sono dotati di laurea. Siccome sono molti, troppi, la gara si apre con una prova di ingresso al concorso vero a proprio: i candidati saranno convocati per essere sottoposti a una batteria di quiz a correzione automatica che decideranno chi sarà ammesso al concorso vero e proprio e chi no. Ci si aspetterebbe quiz tipo quelli che vengono somministrati agli studenti che aspirano ad iscriversi a un corso universitario a numero chiuso (di quelli con domande di tutte le qualità e quegli strani giochini logici che fanno impazzire chi li fa)… invece no. Per gli insegnanti quelli sono troppo difficili... e allora si ricorre ai quiz della patente.

Un mese prima della prova pre-selettiva, sul sito del Ministero sono stati pubblicati i 5.700 quiz (con le relative risposte esatte) che i candidati avrebbero dovuto studiare a memoria. La prova consisteva nella somministrazione di 100 quiz scelti fra i 5.700: chi ne azzeccava almeno 80 era ammesso al concorso, gli altri no.
Nel tempo che è intercorso fra la pubblicazione dei 5.700 quiz e lo svolgimento della prova pre-selettiva sono state scovate quasi 800 domande farlocche, cosa che ha costretto il Ministero a correzioni frettolose e a cancellazioni di domande in diretta. Alla fine del 5.700 quiz ne sono rimasti “in vigore” solamente 4.800.

Si arriva finalmente al giorno fatale: grande mobilitazione di forze e intelligenze per la prova pre-selettiva. Solo che ben 7 domande delle 100 che componevano la batteria di quiz erano sbagliate! (leggi) Così gli esclusi (per poco) hanno fatto ricorso e il Consiglio di Stato ha dato loro ragione. Peccato che nel frattempo il concorso sia andato avanti: i candidati sopravvissuti alla selezione iniziale hanno già svolto le due prove scritte previste e sono in attesa della loro correzione e del colloquio orale finale. Un bel pasticcio: se il concorso venisse annullato perderebbero un diritto che hanno comunque maturato, se non lo fosse qualunque sentenza potrebbe stravolgere la classifica finale.

Uno Stato che recluta così i suoi Dirigenti Scolastici indica chiaramente cosa pensa della scuola e che tipo di dirigenza vuole, specialmente se si considera che nel penultimo concorso lo sbarramento all’accesso era dato da criteri all’opposto (allora potevano partecipare solo quelli che avevano fatto il vicepreside o che avevano ricoperto altri incarichi gestionali nella scuola) (leggi). Praticamente l’esame da dirigente scolastico è come quello per la patente di guida, solo che le implicazioni sono di ben altra natura.

Io ho partecipato alla prova pre-selettiva, totalizzando bel 75 punti su 100. Non sono stato ammesso alle prove successive ed è giusto così perché non avevo studiato i 5.700 quiz. Non li ho fatti nemmeno una volta e numerose domande erano proprio nozioni che sarebbe stato necessario ripetere fino ad impararle. Se queste erano le regole è giusto che io sia rimasto fuori, insieme ai tanti altri negligenti come me.

Serve alla scuola un sistema del genere? Alla prossima puntata di questa storia emblematica delle istituzioni italiane nell’era post belusconiana.

Mariano



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