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Appello rifiugiati.

L'appello delle associazioni del torinese a favore dei rifugiati o titolari di protezione sussidiaria/ umanitaria.

Le nostre Associazioni/Organizzazioni del Privato sociale operano in città da molti anni con uno stile di confronto franco e di collaborazione con le Istituzioni, volto a ricercare ed individuare possibili vie di superamento per diverse situazioni problematiche che la città si trova ad affrontare. Per questa ragione sentiamo il dovere di esprimere la nostra profonda preoccupazione a riguardo delle persone profughe - provenienti per lo più da Somalia, Eritrea, Sudan – che si trovano attualmente nei locali della ex-clinica San Paolo di corso Peschiera. In queste settimane le nostre organizzazioni si sono attivate per cercare di contenere i disagi e le sofferenze di queste persone, attraverso l’approvvigionamento di generi alimentari, coperte, materassi, vestiario, materiale per la pulizia e l’igiene personale, strumenti per poter cucinare; chi ha potuto ha offerto un’accoglienza dignitosa di alcune donne e dei loro bambini. La situazione è tale che gli interventi attuati rappresentano, però, esclusivamente la classica "goccia nel mare".

Siamo preoccupati perché la convivenza di così tante persone con cultura, tradizioni, storie personali differenti è evidentemente problematica e comporta il rischio della nascita di scontri relazionali ed incidenti.

Siamo preoccupati perché la scarsità di cibo, il freddo, le precarie condizioni igieniche, lo stress psico-fisico, minano la salute delle persone che attualmente vivono all’interno dello stabile.

Sentiamo la preoccupazione di tutelare il rapporto con gli abitanti del quartiere che stanno dimostrando solidarietà nei confronti dei profughi e vorremmo evitare che le difficili condizioni in cui vivono nello stabile non generassero nel tempo tensioni sociali con i cittadini di Borgo San Paolo.

 

Siamo preoccupati perché il godimento dei diritti civili non è loro attualmente garantito: le persone presenti alla ex-Clinica San Paolo (così come quelle presenti in via Bologna) non sono stranieri irregolari o clandestini, ma si tratta di rifugiati o titolari di protezione sussidiaria e umanitaria, quindi a pieno titolo riconosciuti e garantiti dalle norme italiane vigenti e da numerose convenzioni internazionali; sono quindi persone che hanno diritto a godere di un minimo di servizi (in materia di accesso al lavoro, educazione, assistenza pubblica e sicurezza sociale, assistenza sanitaria) che ad oggi non vengono erogati o vengono erogati in maniera parziale, seppur siano indispensabili a permettere condizioni di vita dignitose.

Comprendiamo che questa situazione sia difficilmente affrontabile con gli strumenti ordinari. Confermiamo la nostra piena disponibilità e vorremmo offrire il nostro contributo fattivo per trovare soluzioni strutturali in risposta ai bisogni che vengono presentati; siamo, però, convinti che qualsiasi iniziativa debba partire dalle Istituzioni preposte secondo le proprie competenze e responsabilità. Riteniamo improcrastinabile una azione positiva e propositiva volta a superare definitivamente i disagi che i profughi di corso Peschiera stanno vivendo e che non sono compatibili con la dignità di cui ogni persona ha diritto in un paese civile come il nostro.

 

Associazioni aderenti

Emergency, Mosaico, Chiesa Valdese, Associazione Sole, Comitato Corso Peschiera, Amnesty International, Opportunanda, Gruppo Abele, CNCA, San Vincenzo, Migrantes-Caritas, ASGI, Comitato SankaraXX.
 



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