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amarcord.

Il 3 dicembre 2006 si festeggiava l’anniversario: 100 anni di Toro, di rosso granata che ha ammantato la città; la bandiera granata orgogliosamente sventola al balcone, ma mi chiede pietà: è esposta alle intemperie ma soprattutto allo smog da quella sera in cui festeggiammo il ritorno del Toro nella serie maggiore. Tra me e me la contemplo: osservo che il rosso granata si è tinto di nero smog quasi a renderlo irriconoscibile. Vado sul sito internet del Comune di Torino e alla pagina qualità dell’aria, tra gli altri dati, osservo che da ormai oltre tre settimane vengono superati i limiti delle PM10 alla stazione Consolata: polveri sottili ed infingarde che s’infilano ovunque, polmoni compresi. La bandiera sventola e sullo sfondo una lunga coda di auto striscia serpeggiando.

Il puzzo mi stringe le narici, quando mi viene in mente un’immagine degli anni ’40, per intenderci quelli del Grande Torino e di capitan Mazzola: un torpedone alimentato a metano con due grosse bombole montate sul tetto, soluzione autarchica al bisogno di carburante di quegli anni. Proprio in quel periodo infatti, la Snam realizzava il metanodotto Cortemaggiore-Piacenza per alimentare le prime stazioni di rifornimento di metano che cominciavano a sorgere lungo la via Emilia. In quegli anni lungi dal pensare alle micropolveri e al benzene, si posero le basi per un’industria, quella dei veicoli a metano che ha portato l'Italia a disporre oggi di una tecnologia all'avanguardia nel mondo. Sicuramente il problema dell’inquinamento atmosferico è causato da molti fattori e non solo dal traffico: impianti di riscaldamento ed emissioni industriali fanno la loro parte.

Fabio Santo

 



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