VERGINI, ODALISCHE, SMEMORATI E GRANDI GIORNALISTI

giovedì, novembre 01, 2018

VERGINI, ODALISCHE, SMEMORATI E GRANDI GIORNALISTI


Guardavo un telefilm in tv,  un amico mi dice di cambiare canale: c'erano Floris, Giannini e la Fornero che strapazzavano la vice-ministra dell'Economia Castelli sulla "riforma" delle pensioni e
... ho comesso l'errore di dargli retta e, osservando l'acredine con cui i soggetti affrontavano il tema e la vice-ministra, un moto di simpatia nei suoi confronti mi ha, per un momento, fatto dimenticare le poche brutte cose che hanno fin qui fatto al governo lei e i suoi compagni di movimento.
L'approccio rabbioso di Giannini sembrava quello di un giornalista che pensa di meritare molto di più della direzione della radio di Repubblica: almeno un tg nazionale, che diamine! E si comportava come se fosse la Castelli la causa della mancato riconoscimento della sua grandezza e bravura.
La Fornero è una valente professionista chiamata da un governo tecnico a prelevare 90 miliardi di euro in dieci anni dalle pensioni per trasferirli sul bilancio dello Stato a coprire buchi e  necessità. Il suo lavoro l'ha fatto abbastanza bene, non del tutto visti gli esodati e le storture del sistema, però l'ha fatto. Ma da questo a a farla passare per l'angelo delle pensioni davvero ce ne corre e solo dei disinformatori professionali possono avallare un'operazione come questa.
Dovevate vederla, sembrava lei la damina che si occupa e preoccupa dei poveri italiani, inclusi quelli che si aggiungono per effetto dei provvedimenti col suo nome (mi stupisce che  mie amici sempre attenti e consapevoli non considerino la data di quando sono andati loro in pensione, raffrontandola con quella che toccherà ai loro colleghi nelle stese condizioni e si permettano perciò di fare dell'ironia gratis).
Floris officiava, anche lui col sorrisino di circostanza, quello che non gli abbiamo mai visto con i precedessori di questi governanti che, evidentemente secondo lui, non si sono mai macchiati di nefandezze comparabili con quelli di questi qua.
Con loro, come la Gruber, come tutti i giornalisti indipendenti, erano a volte crudi, altre più suadenti, ma mai li affrontavano con il pre/giudizio già scritto in faccia ancora prima che aprissero bocca. Ecco, è questo che mi infastidisce: non sono servi, come qualcuno sostiene, sono naturalmente subalterni alle logiche della nuvola in cui anch'essi vivono, fatta di Repubbliche, di finte ragionevolezze, di bon ton, di compatibilità di inserzionisti, di  di di...
Va detto che i gialloverdi forniscono ogni giorno buone ragioni e buoni pretesti per dubitare della loro affidabilità e attendibilità. Se stessero zitti e continuassero a lavorare, magari con un po' più di alacrità e precisione, farebbero un ottimo servizio a se stessi e  al paese. Sono però curioso di vedere se nei prossimi giorni - dopo tanto aver ironizzati sulla "manina" denunciata da Di Maio - i grandi giornalisti indipendenti italiani avranno il coraggio di dare conto di chi è e cosa fa la manina appena scoperta dal Fatto, della casa comprata proprio dalla CRI e dei maneggi di questo alto funzionario del MEF. Piaccia o non piaccia quel giornale è rimasto l'unico a provare a fare un po' di informazione libera, quella che ci si aspetterebbe dai Grandi Giornalisti Indipendenti.
In ogni caso, questo loro modo di fare informazione ha due effetti evidenti: confermano che i gialloverdi - con le loro maniere e con i loro estremismi, le follie, le ingenuità e quella crassa ignoranza che si sposa con la superbia del parvenu - stanno sconvolgendo il loro mondo, così  che cominciano a temere che forse non ce n'è più e che anche loro stano arrivando al capolinea con questo modo di fare il mestiere. Giusto quello che voleva chi li ha votati e che, avendo avuto conferma del fatto che lo stanno facendo, li rivoterebbe.
Poi che "...l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento" (De Gregori). Quello delle libertà di stampa non è un problema solo quando qualcuno si incazza coi giornalisti, c'è anche il contrario. Prima ce ne accorgiamo, prima torneremo normali.
Mariano Turigliatto