02/18/09

mercoledì, febbraio 18, 2009

Alza la testa anche tu.


 

 
Venerdì 20 febbraio, alle ore 20.30, presso l'Electronic Lab di corso Ferrucci 65/a a Torino, si tiene la presentazione del libro di Piero Ricca, "Alza la testa".
Organizzato da "Qui Torino Libera", l'incontro è l'occasione per ripassare alcuni temi e approfondire alcuni aspetti che caratterizzano (quasi sempre in modo negativo) la scena politica italiana.

Di fronte al muro di gomma dell'oligarchia italiana, un gruppo di cittadini indignati sceglie di non restare in silenzio. Si dà il nome resistenziale di "Qui Milano Libera". Si arma di volantini, telecamere, megafoni e ingaggia incontri faccia a faccia con politici, giornalisti, uomini d'affari. I video più riusciti finiscono su blog e youtube, apprezzati da una foltissima platea. A guidare il gruppo è Piero Ricca, noto alle cronache nazionali per le sue contestazioni a Silvio Berlusconi. Sotto l'obiettivo di una telecamera impertinente passano praticamente tutti, da Andreotti a Profumo, da Berlusconi a D'Alema, da Emilio Fede a Bruno Vespa. Ricca e i suoi compagni fanno domande scomode ed esprimono un dissenso informato; per questo spesso finiscono in questura o sono aggrediti da militanti di partito e guardie del corpo. Le loro incursioni testimoniano un appassionato impegno civile e rivelano un quadro fedele dell'Italia di oggi.
Il libro racconta i retroscena e il contesto delle varie iniziative; riporta in versione integrale i testi di alcune performance in strada e di vari botta e risposta; riepiloga la vicenda del processo vinto da Ricca contro Berlusconi (con le sentenze pubblicate in appendice) e del sequestro del blog conseguente alla querela di Emilio Fede; fa il punto delle varie denunce per diffamazione e riunione non autorizzata; propone i carteggi con Claudio Petruccioli, Cesare Previti, Giulio Andreotti; parla di Qui Milano Libera e dell'esperienza del blog; spiega il senso dell'attività di "disturbatori del quieto vivere", a metà fra speaker's corner e giornalismo civico.
Dalla prefazione di Marco Travaglio: "Forse non saremmo ripiombati in questo tragicomico incubo se molti cittadini avessero seguito l'esempio di Piero Ricca. Cioè se molti cittadini si fossero comportati da cittadini. Piero l'ha fatto quasi ogni giorno, andando a disturbare i potenti con le domande che nessun giornalista osa più fare e con la faccia tosta del bambino che urla: il re è nudo!".
 

 

Veltroni sè dimesso: e gli altri?.



 
di Mariano Turigliatto

Veltroni si è dimesso. I dirigenti del Pd sono oltre il bordo di un baratro di cui sospettavano l’esistenza, ma che in fondo non avevano mai veramente considerato, presi com’erano a costruire correnti e a consolidare orti e orticelli, ad alzare steccati a tenere fuori i concorrenti, a piazzare parenti e fedeli nei posti chiave, alimentando la corsa alla mediocrità e al conformismo.
Le dimissioni di Walter segnano la conferma di quanto l’ideologia berlusconiana abbia permeato il centrosinistra italiano e, in definitiva, la cultura dell’intero paese. Già solo l’idea che si potesse costruire un partito nuovo (o un nuovo partito), senza vero confronto, senza battaglia politica, senza confronti e scontro di opzioni è davvero balzana e completamente berlusconiana. Ancora di più l’idea che questo partito nuovo potesse avere un appeal verso la società organizzandosi in correnti che ricalcavano non già opzioni ideali, ma le vecchie lotte personalistiche di capi e capetti dei Ds e della Margherita. Che cantonata! Soprattutto quanti entusiasmi e quante illusioni suscitate in tanti che, come me, hanno profondamente creduto che si potesse e dovesse superare la frammentazione per costruire un contenitore politico ampio, plurale, democratico, da contrapporre al partito-azienda berlusconiano.
La cosa pareva anche funzionare al suo debutto: un anno fa Walter girava per l’Italia a fare scuola di politica, assumeva decisioni destinate a cambiare il quadro dei rapporti politici e la stessa geografia politica del Parlamento, sorretto da un capitale di credito che metteva a tacere anche i più dubbiosi. Solo un anno dopo del centrosinistra restano solo macerie, rancori, rabbia, pochezza e incapacità. Nel dimettersi Veltroni si è assunto la responsabilità di questo e di molto altro ancora, sappiamo tutti che la questione è ben più complessa e drammatica.
Quelli che vogliono partecipare alla vita politica oggi sono  perlopiù costretti ad organizzarsi  fuori dai partiti, in primis proprio il Pd, costruendo liste civiche o aggregazioni spontanee di varia natura  e colore che cercano – non sempre con grandi risultati – di costruire regole democratiche e di praticarle. A meno che non “vadano a servizio” da qualche notabile entrando nella sua corrente, è preclusa a chiunque la strada della competizione: le primarie si fanno quando capita, ovvero quando fa comodo ai notabili, le assemblee sono fatte per ratificare posizioni predeterminate o, peggio, per ratificare regolamenti sempre più limitativi del dibattito politico, vanno avanti i fedeli, indipendentemente dalle caratteristiche che esprimono.
Con questi presupposti – e dopo aver lavorato per anni a regalare a Berlusconi il monopolio dei mass media – si è costruito il disastro di oggi.
Si tratta ora di ripartire con una rivoluzione culturale. Temo anche che i vertici del Pd non siano in grado di avviarla, sennò l’avrebbero fatto prima: occorre ripartire con la politica, con proposte e progetti che si confrontano, si contano e decidono, con una classe politica credibile e capace di mettersi in gioco, senza mai cedere alla tentazione della scelta di convenienza personale o a quella fatta per durare il più possibile. Soprattutto ci vanno delle idee, dei progetti, ci va la gente che li condivide, ci va il territorio che respira, che libera energie se solo qualcuno le raccoglie, serve l’umiltà che è mancata per questi anni e che è ancora l’ingrediente mancante in larga parte del ceto politico del Pd, anche delle seconde e terze linee.
Se qualcuno si metterà al lavoro in questa direzione, con la serietà, la pazienza e il coraggio che fin qui sono mancati, troverà tante persone interessate da coinvolgere. Diffidenti perché già scottate, ma davvero interessate e fare la loro parte per dare a questo paese martoriato il futuro che vogliamo.
 

Veltroni sè dimesso: e gli altri?.


 

di Mariano Turigliatto

 
Veltroni si è dimesso. I dirigenti del Pd sono oltre il bordo di un baratro di cui sospettavano l’esistenza, ma che in fondo non avevano mai veramente considerato, presi com’erano a costruire correnti e a consolidare orti e orticelli, ad alzare steccati a tenere fuori i concorrenti, a piazzare parenti e fedeli nei posti chiave, alimentando la corsa alla mediocrità e al conformismo.

Le dimissioni di Walter segnano la conferma di quanto l’ideologia berlusconiana abbia permeato il centrosinistra italiano e, in definitiva, la cultura dell’intero paese. Già solo l’idea che si potesse costruire un partito nuovo (o un nuovo partito), senza vero confronto, senza battaglia politica, senza confronti e scontro di opzioni è davvero balzana e completamente berlusconiana.