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CLIENTELE E ORTAGGI

Quando pensi che i politicanti piccoli piccoli abbiano dato il meglio di se stessi… quello è il momento in cui si superano.
Mani moderate sugli orti urbani
Giusto ieri un amico caro passa dalle parti degli Orti Urbani Municipali e intravede un manipolo di carrozzieri (adulti, vestiti con tute marchiate) che chiedevano agli astanti dove potevano accomodarsi.
Strano, che dei carrozzieri in tuta frequentino orti in rigoglio primaverile e ortolani orgogliosi dei prodotti della terra. Evidentemente qualcuno li aveva invitati lì, ma chi? Per fare cosa?
Per quelli che non conoscono il posto: gli Orti Urbani sono una istituzione benemerita del Comune. Oltre agli appezzamenti, circa 400, nel complesso c’è un grande capanno costruito dal Comune che funge da ritrovo degli ortolani: a volte ci fanno delle feste e non sono rare grigliate e momenti di divertimento che dovrebbero servire a sfruttare il benessere della socializzazione. Non voglio farmi bello, dunque non vi dico chi era il sindaco quando essi vennero realizzati, sfruttando un’idea di un suo lontano e bravo predecessore, Franco Lorenzoni.

Come ogni istituzione pubblica che si rispetti, anche gli Orti Urbani hanno un Comitato di Gestione (eletto dagli ortolani stessi) e una Commissione comunale che gestisce le domande di concessione e tutto quanto attiene la partita amministrativa e tecnica. Solo che il presidente degli ortolani, Zuccarello e quello della commissione comunale Verduci hanno scambiato la carica col possesso: pensano che gli orti siano “cosa loro”, il capanno la sede delle loro attività, a metà fra la tavernetta di casa nostra (chi ce l’ha), la sede del proprio partito politico e il posto dove ricevi gli ospiti che tua moglie non vuole per casa.
Ecco cosa ci facevano i carrozzieri li: il presidente degli ortolani li accoglie, il Presidente della commissione comunale, pare, li ha invitati e li riceve. A sentire gli ortolani presenti, non sono nemmeno gli unici. Da quando un partito grugliaschese ha messo le mani sugli orti, sembrano essere diventati i padroni, millantando concessioni, interessamenti e poteri che hanno e non possono avere. Così il capanno è diventato sede di porchettate politiche, grigliate clientelari, assemblee e riunioni che nulla hanno a  che fare con l’istituzione e i suo beneficiari.
All’approssimarsi delle elezioni le iniziative si vanno moltiplicando e persino gli ortolani più scafati cominciano a manifestare una qualche insofferenza verso questo modo di fare. Forse si rendono confusamente conto che gli orti comunali sono la rappresentazione di questo paese e della sua dannazione: becchettato da tutte le parti da parassiti che ne impediscono lo sviluppo, con la silenziosa complicità dei più.
Ci toccherà fare un esposto ai Carabinieri e chiedere le dimissioni del presidente della commissione comunale, ma perché arrivare a questo punto?

Mariano



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