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L’UMIDO DA ESPORTAZIONE

Ogni giorno dall’ovest del Piemonte partono alla volta del Veneto almeno 5 TIR carichi della frazione umida dei rifiuti urbani. L’impianto di trattamento c’è, è anche bello caro, ma…
Punto Ambiente e le aziende "di famiglia"
Uno degli impianti per il trattamento dei rifiuti umidi provenienti dalla raccolta differenziata del CIDIU - se ne occupa per conto di ben 17 comuni a Ovest di Torino, per un totale di circa 260.000 abitanti serviti, l’11% circa della Provincia di Torino – ha segnato un record che in tanti stanno cercando di smontare: quello dell’impianto più costoso e inefficiente di sempre.
Venne realizzato nel Comune di Druento negli anni fra il 2002 e il 2005 a partire da una gara di evidenza pubblica quantomeno chiacchierata e abbastanza indagata che portò alla creazione della solita società mista pubblico- privata (il pubblico mette i soldi, il provato finge di investire in cambio di un mercato garantito…). Me ne occupai anche io nel 2004, presentando un esposto proprio sulla correttezza del bando che aveva portato alla scelta dei partner e del sito.. Nome della nuova società (e quindi dell’impianto): Punto Ambiente.
Bello il sito web della società: ci sono perfino le informazioni per sapere cosa fanno, quali cicli di lavorazione preferiscono, come trattano bene i rifiuti, come fare per comprare il compost che producono… solo che l’impianto è chiuso da tempo e funziona solo come centro di raccolta e deposito temporaneo della frazione umida raccolta.
L’ha chiuso l’ARPA il 6 di aprile di due anni fa, ritenendolo responsabile delle puzze che ammorbavano tutti la zona ovest e parte dei quartieri nord di Torino, subito dopo che la società (mista) Punto Ambiente era diventata CIDIU, scaricando su quest’ultimo – interamente pubblico -debiti e pendenze accumulate. Ciò che si fa più fatica a spiegare è che l’impianto nasce come “anaerobico”: avrebbe dovuto funzionare a ciclo chiuso e con modalità di trasformazione dei rifiuti senza contatti con l’esterno, puzze e odori. Invece, in corso d’opera, una rapida trasformazione progettuale, diventa “aerobico”,  che abbate il valore dell’impianto e si genera così il mostro che è diventato. La Provincia, sepolta dalle protesta, impone un abbattimento della quantità di rifiuto trattato, in attesa che il CIDIU faccia i lavori che servono a rendere “accettabile” l’impatto dell’impianto: 11 milioni di lavori stimati, rimessa in funzione dell’impianto all’inizio di quest’anno (leggi). Ovviamente nulla di tutto questo è avvenuto e l’investimento dei cittadini dell’ovest torinese è un capannone vuoto, pagato 22 milioni di euro!
Da oltre due anni l’umido raccolto viene caricato sui mezzi e  trasportato in impianti siti in Veneto che faranno ciò per cui Punto Ambiente era nato, naturalmente facendosi pagare per il servizio reso. Altro ché guadagnare dalla raccolta differenziata per ridurre le bollette dei cittadini: quassù la differenziata la paghiamo due volte, la prima per le ingenti risorse spese per costruire e gestire l’impianto (oltre 20 milioni di euro), la seconda per mandare i rifiuti in Veneto a diventare compost.
Naturalmente tutti ambientalisti, tutto preoccupati per le sorti del pianeta, tutti convinti che occorre differenziare e riciclare. Quale migliore occasione farlo con società e impianti all’altezza delle tecnologie più innovative e delle attenzioni che nelle opulente società occidentali si deve alla salute e all’ambiente? Se lo sono detti, con la solita boccuccia a culo di gallina e la supponenza di chi ha conosciuto il leninismo, i valenti amministratori di sinistra dei comuni a ovest di Torino (e non solo), che della gestione del ciclo dei rifiuti ne hanno da almeno trent’anni fatto “cosa loro”, da gestire con aziende pubbliche o miste, rigorosamente controllate dalla loro cupola (se volete farvi due risate, leggete qui).
Perché? Il presidente di Punto Ambiente è stato, fino alla sua confluenza nel CIDIU, l’ex-sindaco comunista di Collegno Miglietti, l’amministratore delegato del CIDIU l’ex-sindaco di Grugliasco Lo Bue, anche lui della parrocchia. Il CIDIU è oggi scisso in due società: la prima è il CIDIU-Spa, presidente De Marco, segretario del PD di Grugliasco fino a poco meno di due anni fa. La seconda CIDIU-Servizi, presidente Casciano, segretario del PD di Collegno in procinto di essere incoronato candidato a sindaco dalle primarie di oggi.
Sul sito dei due rami del CIDIU ci sono i loro emolumenti – Casciano € 31.263,23, De Marco € 29.284,16 –, ma non i loro curricula. Non si sa chi sono, né quali siano i meriti che li hanno portati lì.  Certo che non hanno dato grande prova di capacità, devono averne resa una migliore in termini di fedeltà, se nessuno del loro partito e dei suoi satelliti li ha ancora fatti correre per cercare di mettere un freno ai danni che fanno.
Mariano



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