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LA SCOSSA

Premiare il merito, chi ha competenze: tutti lo dicono. Ma come sceglierà Renzi i 600 manager pubblici e come scelgono i partiti in giro per l’Italia? Un esempio di questi giorni
Gli eletti e i nominati
Strano paese, il nostro. Dove gli eletti (nelle rare competizioni elettorali in cui agli elettori viene ancora riconosciuto il privilegio di scegliere i propri rappresentanti) sono convinti di non dover rendere mai conto di quello che fanno, delle decisioni che prendono, come se fossero giocatori che hanno vinto il piatto dove banchettano e non invece rappresentanti della collettività che debbono scegliere, decidere e spiegare le ragioni di una scelta piuttosto che dell’altra. A chiunque osi criticare o mettere in dubbio la scelta rispondono, con l’arroganza che maschera l’ignoranza, che “i cittadini li hanno premiati col voto, dunque hanno ragione… e basta!”. Infallibili, dunque, perfino più del papa; per questo pericolosissimi, per le scelte che fanno, ma ancora di più per l’idea di democrazia di cui sono paladini, la stessa che aprì le porte al fascismo.
Con le liste bloccate e gli sbarramenti a mille, Renzi e complici stanno risolvendo il problema, sbattendo fuori dalla rappresentanza così tanti elettori – rendendo vano il loro voto con soglie erette in nome della governabilità - che i sopravvissuti potranno continuare in quest’opera di raffinazione del consenso, fino a rendere inutili le elezioni.
Paradossalmente i guasti principali della politica non sono neppure questi, i danni più grossi li fanno i nominati: gente sovente senza arte né parte che si trova catapultata ai vertici di banche...
... fondazioni, imprese pubbliche, consorzi, enti strumentali e mille altre forma ancora di un potere politico invasivo e che ha permeato l’economia e la società come un tumore incurabile. I debiti accumulati, i bilanci in rosso, le magagne nella gestione, le clientele, le pendenze, la corruzione, i favori e i favorini a quelli che li hanno nominati hanno oramai finito per trasformare questo sottobosco in un verminaio dove, a parte lodevoli e non rare eccezioni, il quadro è davvero spaventoso, i debiti a carico della collettività incalcolabili e gli oneri a carico dei contribuenti difficili da quantificare, ma giganteschi.

Consorzi che falliscono e lasciano debiti ai comuni, che li pagano aumentando le tasse o tagliando i servizi ai cittadini:; amministratori pubblici che giocano a fare il capitalista con il danaro dei contribuenti e accumulano debiti su debiti, che transiteranno al successore mentre andranno a riscuotere il premo alle fedeltà politica occupando, magari, uno scranno in Parlamento. Aziende pubbliche che dismettono settori strategici e redditizi per quattro soldi e, magari, mantengono attività da sempre in perdita e che il buon senso avrebbe suggerito di dare via. Amministratori delegati e presidenti di consigli di amministrazione che non rispondono mai di quello che combinano perché sono messi lì dai loro partiti per combinare esattamente quello… e se costa caro ai cittadini, pazienza: una festa in più, una promessina al momento giusto e quelli continueranno a votarti. Ogni tanto qualche scivolone e la Magistratura ne mette sotto inchiesta qualcuno, qualche volta li arrestano perfino, in genere se qualcuno parla e denuncia le cricche che fanno affari con questo sistema, ma quelli continuano come prima. Tanto il rischio lo mettono nel conto: è per questo che costano cari.
A danno si accumula danno, a inefficienza si associa incompetenza, a impunito si sovrappone la solidarietà della cricca che tutto copre e tutto lava.

A Collegno si vota per il sindaco. Il candidato del PD, Francesco Casciano (un altro che non ha mai lavorato in vita sua, stante al curriculum che ha pubblicato sul suo sito, avendo sempre vissuto di politica) era responsabile della TOP, una società del Comune di Collegno dove era stato insediato come direttore nel 2004. Ecco cosa scrive dell’esperienza:
Dal 2004 mi occupo, attraverso la direzione di TOP, di accompagnare la realizzazione della nuova area degli insediamenti produttivi e commerciali sulla Statale 24, un progetto strategico che consente a Collegno di rinnovare la propria vocazione di città del lavoro, trattenendo sul territorio le più importanti aziende storiche e dando spazio a nuovi insediamenti, assicurando complessivamente oltre 2.000 posti di lavoro.  Un’esperienza preziosissima che mi consente di conoscere a fondo le realtà economiche/produttive del territorio e le tensioni tra crescita e crisi di un sistema che tenta di reinterpretare i modelli novecenteschi con nuove attitudini, tra sviluppo sostenibile e mercati globali”. Però!
Dimentica di scrivere che, sotto la sua valente guida, la TOP è fallita e i debiti (decine di migliaia di euro) se li è sobbarcati il Comune di Collegno, cioè i suo concittadini, gli stessi che lo hanno votato alle primarie e che lo voteranno per affidargli la gestione del Comune.
Visto che ha dato grande prova di managerialità, il PD lo ha nominato segretario cittadino e nel 2009 gli ha affidato anche la carica di amministratore delegato della CIDIU Servizi S.p.a dove, per circa 30 mila euro l’anno, sta dando grande prova di capacità manageriali. E il merito in cosa consiste? Beh, la tessera giusta nel momento giusto con la clientela giusta. Capito?

Un’economista ha sfidato Renzi sul Fatto: faccia un concorso pubblico per reclutare i 600 manager da nominare, chieda loro il curriculum con un bando su tutti i giornali, li pubblichi sul sito del governo, incarichi una commissione di scegliere i più qualificati, facciano quello che si fa in tutto il mondo civile quando si deve scegliere un manager che gestisce la cose di tutti. Non faccia come il PD delle nostre zone, faccia come il PD dice che si dovrebbe fare. Mentre cerco di aiutare i Collegnesi che vogliono liberarsi della cricca e del suo candidato, prometto che voterò Renzi se mi accontenterà nella scelta dei manager pubblici. Questa sì che sarebbe una scossa!

Mariano



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