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FENOMENOLOGIA DEL LAMENTO

Prenderei a schiaffi i ragazzi di ieri che che si lamentano dei ragazzi di oggi… Qualche volta le suonerei anche a me
Lagne
I giovani d’oggi non sanno cosa sia il sacrificio. Non hanno voglia di sforzarsi, di applicarsi, insomma di guadagnarsi le cose che hanno. I miei figlie, per esempio…”, dice un non più giovane collega alla sua dirimpettaia, seduta come lui in sala docenti in attesa della riunione del pomeriggio.
Io figli non ne ho, ma mi basta vedere cosa combinano qui a scuola questi ragazzi. Per carità, vivono in un mondo difficile, ma a volte fai proprio fatica e non incavolarti quando arrivano in ritardo, si stravaccano sul banco, qualcuno dorme perfino…”, replica la sua compagna di attesa. Si ferma un attimo a riflettere, poi: “Sempre con ‘sto cellulare in mano. Sembra che ci vivano in simbiosi. Non so tu, ma per me è una lotta continua con questi aggeggi: se non stai sempre all’erta li usano sotto i tuoi occhi come se fosse la cosa più normale del mondo…”.
Attratta dal dibattito elevato si avvicina una new-entry della scuola affamata di relazioni con i nuovi colleghi: “Sì, è davvero dura. Non si capiscono più, non si riesce più a trovare una motivazione per venire qui la mattina a lottare contro l’indifferenza verso le cose che facciamo”.
I due la guardano perplessi: non sanno se scherza o parla sul serio. Non sono mica rincoglioniti del tutto, lo sanno anche loro che semmai sarebbero gli studenti a dover trovare qualche buona ragione per alzarsi, vestirsi (lavarsi? poco), salire sulle tradotte stracolme dove fanno la parte del bestiame e, finalmente, planare nell’aula a sentire gente che spiega, interroga e da voti, si affanna, si rilassa, agisce e si convince che così fa il suo lavoro al meglio. 
Per sicurezza il discorso sulla funzione docente e sulle qualità degli studenti finisce lì. Ma solo perché ne comincia un altro sulla situazione politica dell’Italia: giù a lagnarsi di tutto e di tutti, come se questi tempi terribili e una rappresentanza politica da schifo fossero il prodotto di non si sa bene quale entità ultraterrena o anche solo sovranazionale. La new-entry non si sbilancia, non si capisce bene come la pensi, gli altri due sono risolutamente una di destra e uno di sinistra… moderatamente, entrambi.
Si sono già indignati per Grillo, il traffico di tessere del PD, il tradimento di Alfano, la Legge di Stabilità, la Carrozza, il comportamento dei sindacati, la FIOM fattasi partito, le prostitute quindicenni. Hanno già commentato il tutto nelle sedute dei giorni precedenti, magari durante gli intervalli, badando a che gli studenti non fumassero in cortile (diamine! c’è il divieto, i docenti possono uscire dalla scuola, se proprio non possono farne a meno…), adesso si soffermano sulla notizia del giorno, le Filippine: sono sufficientemente lontane per potersi commuovere senza sentire troppi obblighi, c’è il cambiamento del clima, la salute del pianeta, i normali commenti sulle stagioni che non sono più le stesse neanche qui da noi. Insomma il rosario dei luoghi comuni su cui una nazione si lamenta per nascondere l’ignavia e l’indifferenza per questo scivolare sempre più giù.
Nella aule scolastiche intanto il nostro futuro aspetta che qualcuno se ne occupi. Non nel senso di badarli, ma in quello di costruire insieme la via d’uscita a una società che non li vuole, neppure più come carne da macello. Non li vogliono gli anziani nei centri comunali: i ragazzi rompono le palle e disturbano le interminabili partite a carte del pomeriggio. Non li vogliono gli adulti mai cresciuti che sovente non sanno come trattare quei costosi marcantoni con i pantaloni al fondo del culo, l’orecchio tutt’uno con le cuffie, gli occhi sul tablet e lo sguardo di sfida di chi non vuole rompimenti di palle. Non lo vorrebbero neanche alcuni colleghi, se non fosse che perderebbero il posto.
Quasi ogni giorno, pensando a come rappresentiamo ai loro occhi il fallimento che tengono sulle spalle, mi complimento per la nostra capacità di distogliere la loro attenzione dal futuro rincoglionendoli con gadget e benessere finto. Chissà, magari si sono già accorti dell’inganno, ma fanno finta di niente per prepararsi meglio a… Speruma!

Mariano



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