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TEMPI D’ESAMI

Come tutti gli anni, una generazione sotto esame traccia il bilancio di un pezzo di strada che si avvia alla fine, mentre si affaccia ad un balcone dove non c’è più nemmeno la protezione della ringhiera: insieme alla speranza si sono fregati pure quella!
Chi esamina gli esaminatori?
Esame di Stato In questi giorni di Esami di Stato alla fine delle superiori, i giovani virgulti e le altrettanto giovani fanciulle sono sotto tensione: forse per la prima volta nella loro vita, la scuola li mette alla prova, ne giudica la preparazione e il curriculum, trasforma tutto questo in un voto che segna la prima tappa vera nel loro percorso di ingresso nel mondo adulto.
Lo fa alla maniera della scuola italiana, cioè abbastanza male e in modo certamente approssimativo, quando non sciatto. D’altra parte non esiste l’esame perfetto: l’alea dell’imprevisto fa parte dell’esame stesso, anche quando si svolge nelle migliori condizioni. La scuola italiana, però, ci mette del suo per rendere questo rito di passaggio un vero e proprio terno al lotto, a cominciare dalla stessa natura dell’esame di stato, quello che una volta si chiamava Maturità.
Fino a qualche anno fa per non essere ammessi all’esame di Maturità bisognava come minimo aver commesso un  omicidio: gli studenti di quinta superiore, salvo casi davvero eccezionali, erano ammessi in automatico e all’esame di maturità qualcuno di loro veniva perfino bocciato. Per la verità anche in questo caso si trattava di mosche bianche: vale la pena di ricordare che nel 1997 la percentuale nazionale di bocciati alla Maturità toccò il suo picco più alto: poco meno del 5%, comprensivo anche di quelli che non si erano presentati agli esami.
Poi non so nemmeno più quale Ministro e sbandierando quale riforma, abolì ma Maturità e introdusse l’Esame di Stato. L’ammissione all’Esame di Stato venne subordinata al raggiungimento della sufficienza in tutte le materie, così gli scrutini finali assunsero nuovamente una discreta importanza: essere ammessi all’esame di Maturità non era più una conseguenza diretta e qualche studente cominciò a lasciarci le penne in anticipo. Il tutto sarà poi aggravato dalla riforma Gelmini, in particolare per quella parte che prescrive la bocciatura automatica per chi supera il 25% di ore di assenza sul totale dell’anno. Gli allievi di quinta superiore sono maggiorenni e giustificano da soli le loro assenze, ne fanno tantissime e confidano nella clemenza della corte anche quando potrebbero farne a meno. Così i “non ammessi” all’esame finale sono ulteriormente aumentati.

E’ chiaro che, con questa recrudescenza, è ben difficile che fra gli ammessi ci sia anche qualcuno che poi verrà bocciato agli Esami di Stato, la selezione è avvenuta prima. Semmai l’Esame di Stato servirà a decidere la valutazione finale, il voto. Qui casca l’asino perché quasi mai la classifica finale è coerente con quella che si sarebbe stilata alla fine dell’anno scolastico. Studenti che vanno in panico, altri che dimenticano le regole dell’ortografia, altri ancora che arrivano all’esame convinti di essere degli dei anche se non hanno nemmeno ripassato il poco che avevano studiato durante l’anno. Commissari a volte irritabili, a volte inadeguati, a volte ancora scontenti di trovarsi lì.

L’incongruenza più grande si gioca però nel colloquio orale: sovente si tratta della ripetizione delle interrogazioni che lo studente ha svolto durante l’anno in tutte le materie, come se su queste competenze non fosse già stato valutato più e più volte: possibile che non si cerchi di stabilire collegamenti, di indagare sulla sua capacità di presentare un argomento, di organizzarlo secondo criteri di originalità e personalità? Insomma, ma perché le commissioni non provano a cercare nello studente a caccia di maturità le tracce della maturazione avvenuta nel corso del 13, 14 a volte 15 anni di scuola frequentati finora? Come farlo lo sanno benissimo e se non lo sapessero, che razza di insegnanti sarebbero?

Ecco perché ogni anno di questi tempi dalle aule sudate delle scuole sale una domanda di sistema: chi valuta i valutatori? Aggiungo: perché nella nostra scuola le stesse persone che decidono delle sorti degli allievi non vengono mai valutate per le capacità che hanno, per l’impegno svolto e per l’applicazione e la dedizione?

Mariano



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