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ANALISI ELETTORALE: IL PESO DEL CANDIDATO di I. Bellotti

Ancora sulle elezioni amministrative a Grugliasco appena consumate. Un interessante analisi – finalmente con qualche numero e notevoli elementi di scientificità – mette in rilievo la forza e le debolezze nostre e altrui. Elementi di cui tenere conto per il futuro prossimo.
La parola ai numeri
Cannon-of-Incumbency-small Trovo sempre interessante la possibilità di sfruttare lavori conclusi in passato per continuare a far luce su fenomeni attuali. E’ il caso, ad esempio, della mia tesi di laurea. Pensata come una studio sul fenomeno delle liste civiche nei primi anni novanta del secolo scorso, si è presto trasformata in uno studio del “fenomeno” Turigliatto a Grugliasco.
Uno degli argomenti più graditi dai (pochissimi) lettori di quel lavoro prende il nome di “Indice di personalizzazione”. In mezzo a tanta teoria, unico spiraglio di applicazione pratica e immediata di un concetto relativamente semplice: l’apporto personale del candidato sindaco di una coalizione. Suffragato dalla certezza matematica (con un calcolo per nulla complicato), questo indice esprime la “forza” di un candidato sindaco rispetto alla coalizione che lo sostiene in una tornata elettorale. Altro concetto semplice quanto necessario per leggere i risultati elettorali comunali è quello dell’incumbency o effetto carica.
Cito dal mio lavoro: “Con un termine mutuato dalla scienza economica, si definisce incumbent un candidato sindaco uscente il quale, in virtù della visibilità attribuitagli dalla carica esercitata, si presenta alla competizione elettorale con un capitale di notorietà che lo avvantaggia notevolmente rispetto a tutti gli altri candidati.” Come tutti i capitali, ovviamente, può venir sfruttato più o meno bene e lo vedremo negli esempi seguenti.

Alla sua prima candidatura a sindaco (1994) Mariano Turigliatto espresse un Indice di personalizzazione pari a 0,16. Un risultato congruo con la media nazionale, tenuto conto che per la prima volta a Grugliasco si eleggeva direttamente il sindaco. Nel 1997, senza l’appoggio di alcun partito della sinistra, il suo Indice schizzò allo 0,32. Un risultato eccellente se si considera che in quell’anno la media nazionale viaggiava intorno allo 0,21. E’ chiaro che presentarsi come incumbent ha contribuito alla crescita.
Se proviamo a calcolare la stessa variabile sui risultati elettorali dell’ex sindaco Marcello Mazzù ci rendiamo subito conto delle differenze di peso tra i due personaggi.

Il 2002 ha visto Mazzù (designato da Turigliatto, quindi potenzialmente favorito dal trasferimento di parte dell’effetto incumbency del suo predecessore) diminuire di molto l’apporto alla coalizione, esprimendo un misero 0,12. Secondo Vittoria Cuturi, dell’Università di Catania (2003), “Il vantaggio dell’incumbent (come categoria più specifica del voto personale) si costruisce nell’intervallo tra una elezione e l’altra attraverso l’utilizzo di particolari strategie e modalità di comunicazione e l’attivazione di un rapporto più diretto tra rappresentante politico ed elettori. (…) L’incumbency tende a diventare di per sé una strategia di propaganda politica, che ridimensiona il significato e l’incisività della campagna elettorale vera e propria, che si svolge a ridosso delle elezioni”. Ma non è sempre così.
Infatti, nonostante il potenziale effetto carica acquisito durante il mandato, l’Indice di personalizzazione di Mazzù è sceso drasticamente nel 2007, toccando lo 0,09.

Le letture, come sempre, possono essere molteplici, ma l’indice di personalizzazione misura l’importanza del candidato rispetto alla coalizione, per cui possiamo affermare che, contrariamente a quanto avvenuto con Turigliatto, la candidatura di Mazzù ha portato uno scarso valore aggiunto, che è peggiorato dopo il primo mandato.

E il 2012? Presto detto. Il candidato Montà, espresso dal PD e sostenuto da ben otto liste (come per Mazzù nel 2007), è riuscito nella difficile impresa di dimezzare ulteriormente il già striminzito risultato di Mazzù, portando l’indice di personalizzazione pericolosamente vicino allo 0, precisamente a 0,04.
Si potrebbe concludere sostenendo, cifre alla mano, che il centro sinistra ha sbagliato candidato, posto che l’attuale legge elettorale spinge in qualche modo alla scelta di candidati forti, in grado di aggiungere valore alla coalizione. Oppure, si potrebbe sottolineare l’incremento di performance dei partiti a sostegno del candidato sindaco, per concludere che è in atto, a Grugliasco, una tendenza alla “spersonalizzazione” della politica. Quel che è certo è che, confermando una tendenza tanto odiata dai cittadini quanto radicata nel nostro sistema, a Grugliasco hanno vinto i partiti.

Non possiamo però dire concluso questo intervento lasciando a bocca asciutta i numerosissimi fan di Turigliatto. E così abbiamo calcolato anche per lui l’Indice di personalizzazione relativo alla recente tornata elettorale. Il risultato, clamorosamente, eclissa quelli precedenti, arrivando a quota 0,51. Per frenare gli eccessi di entusiasmo possiamo sottolineare la scarsa presenza, nella coalizione che lo sosteneva, di liste già sufficientemente radicate nel territorio, quindi capaci di fare ombra al candidato. Nondimeno, appare evidente che Mariano rimane l’unico vero candidato forte nel panorama politico grugliaschese. Forte e scomodo. Riuscite a immaginare qualcosa di più antipatico?

Italo Bellotti



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