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ESODANDI ED ESODATI di F. Maletti

In questi giorni di furibonde polemiche e di sollevazioni sacrosante, un parere molto interessante di chi ha praticato per una vita la tutela dei lavoratori… anche degli aspiranti pensionati.
Il diritto alla pensione
Premesso che il diritto a pensione è acquisito soltanto quando si può presentare la domanda, e che fino a quel momento è un diritto “teorico”, basato sul fatto che nel frattempo rimangano immutate le condizioni di legge, chi decide per qualunque ragione di lasciare il posto di lavoro prima di quel termine commette un azzardo.
L’azzardo sta nel fatto che, dal momento in cui il lavoratore lascia il posto di lavoro fino alla data in cui matura effettivamente il diritto, può soltanto sperare che la normativa durante questo periodo rimanga immutata.
La questione che ho appena descritto, quindi, è una questione vecchia di anni. Con la sola differenza che mai nessuno prima aveva fatto una riforma del sistema pensionistico così incisiva.

Pur essendo passati alcuni anni da quando mi occupavo in modo diretto e continuativo dei problemi del lavoro, ritengo che la questione riguardi praticamente due categorie di lavoratori: quelli che decidono per ragioni personali o per soldi di andarsene (gli esodandi), e quelli dipendenti da aziende in crisi con richiesta di riduzione del personale che, anche con l’ausilio del sindacato, accettano di andarsene (gli esodati) con un incentivo economico. Salvando, con questo atto, il posto di lavoro ad altri lavoratori.
In entrambi i casi, quando qualcuno si rivolgeva a me (ovviamente prima di mettere la firma di accettazione) per avere un parere, io rispondevo che simile scelta era un azzardo. Un azzardo che poteva essere superato soltanto chiedendo al datore di lavoro di inserire nell’accordo di dimissioni la clausola che, qualora fossero mutate le condizioni legislative che spostavano in avanti il diritto a pensione, l’azienda si impegnava a rivedere l’accordo ed eventualmente riassumere il lavoratore per il tempo necessario alla maturazione del diritto effettivo alla pensione.

La risposta del datore di lavoro mi risulta che è stata sempre ed in ogni caso NO. Perché l’incentivo all’esodo versato dall’azienda al lavoratore doveva essere considerato comprensivo di questo rischio. Ora stava al lavoratore decidere. Che io sappia, quasi tutti hanno deciso di correre il rischio. Molti di questi (cosa sgradevole) convinti dai sindacalisti con garanzie verbali prive del minimo valore giuridico. Gli stessi sindacalisti che poi venivano da me accusandomi in modo anche minaccioso di “fare ostruzionismo”.
A questo punto prendersela con il ministro Fornero mi sembra inappropriato e ingeneroso. Anche se capisco la reazione di tutti quei sindacalisti dalla coda di paglia che hanno venduto la pelle dell’orso prima del tempo e non vogliono perdere la faccia di fronte ai lavoratori.

Tanto mi pareva opportuno chiarire. Se non altro perché “esodati” mi sembra un termine da marziani di difficile comprensione per chi legge i giornali o ascolta i dibattiti televisivi.

F. Maletti
aprile 2012
franco.maletti@libero.it



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