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SCUOLA: IL MERITO E IL PREGIUDIZIO

Luglio 2007, il Consiglio Regionale alle prese con una revisione della vergognosa legge sui buoni-scuola che finanziava le famiglie degli allievi della scuola privata. Fra le idee  l’istituzione di “premi” per gli studenti dell’ultimo anno delle superiori che si distinguevano per merito. Alcuni gruppi di sinistra non erano d’accordo, volevano legare la borsa al reddito. Scrissi loro una lettera…
Premiare il merito non è un’ingiustizia

image Cari colleghi consiglieri,
la legge regionale sul diritto allo studio, frutto di una gestazione interminabile e di imbarazzi ancora oggi evidenti, rischia di fermarsi di nuovo, questa volta su una questione in sé dirimente, ma del tutto inutilmente ideologica: gli studenti che vanno bene a scuola possono essere “premiati” e basta, o debbono anche essere “poveri” per ottenere un riscontro dalla Regione Piemonte?
L’art. 9 della legge infatti prevede premi e riconoscimenti (dal viaggio di studio al corso di lingua straniera, alla borsa di studio per l’università…) per gli studenti degli ultimi due anni della scuola superiore che riportino risultati scolastici d’eccellenza.
La spesa totale è irrilevante rispetto allo stanziamento previsto per gli altri interventi previsti dalla legge – oltre 110 milioni di euro -, probabilmente neppure l’1 per cento dei fondi complessivi stanziati. Dunque, il problema non è economico, perché non si toglie nulla a nessuno. Il problema è politico: se sia giusto valorizzare quelli che studiano e si danno da fare, portando a casa risultati all’altezza, indipendentemente dalla condizione reddituale.
Il valore della nostra scuola – oramai sempre più sciatta, proprio come la nostra società - è dato dagli insegnanti che ancora ci credono, ci provano e si spendono; da studenti che, spesso fra lazzi e persecuzioni, cercano di fare il loro dovere senza doversi troppo vergognare; da famiglie che, invece di minacciare insegnanti e presidi, cercano di accompagnare la scuola costruendo strategie educative che qualche volta riescono perfino a produrre risultati.

Gli insegnanti in gamba se li filano in pochi, anzi si fa a gara per spostare i pargoli dalle loro classi in modo che non debbano trovarsi davanti qualcuno che pretende anche che studino; gli studenti che ci danno dentro sono i veri criminali della scuola perché testimoniano con la loro sola presenza che si può coltivare l’idea che la giovinezza può essere usata per imparare cose che serviranno nella vita; le famiglie che ci provano godono di considerazione sociale pari a zero, perché dalla scuola si deve solo pretendere comprensione, tolleranza, banalizzazione e passività di fronte alle pretese degli arroganti.

La nostra legge non è la migliore possibile, è il prodotto di moltissimi compromessi e dalla necessità di superare una legge – quella sui buoni scuola – che tutti abbiamo criticato. Sono sempre stato dell’opinione che essa andasse semplicemente abrogata e basta, altre componenti della maggioranza hanno lottato per mantenere in piedi il principio del finanziamento alle famiglia delle scuole paritarie. Un compromesso è stato costruito, nella legge sono entrate anche alcune cose davvero importanti: dal sostegno delle piccole scuole all’integrazione dei diversamente abili, alle iniziative a favore degli stranieri e così via, con stanziamenti di tutto rilievo.

Ci possono essere valutazioni diverse e quindi anche prese di posizione corrispondenti, ma davvero dobbiamo riuscire a premiare il merito prescindendo dal reddito. Diversamente il messaggio che mandiamo al mondo della scuola – specialmente a quella statale - è quello di una Regione attenta a tutti tranne che a quelli che semplicemente fanno il proprio dovere, ricchi o poveri che siano.
La cultura, l’informazione, la capacità di elaborazione delle esperienze alla luce delle conoscenze, la creatività e l’adattabilità sono – combinati insieme – potenti strumenti di liberazione e di riscatto sociale. Combattono efficacemente il conformismo, il “tirare a campare” e questo insopportabile individualismo che permea il mondo d’oggi.

Per questo dobbiamo dire agli studenti che ci danno dentro: “Bravi! Il vostro successo è anche il successo di tutti noi. Lo sarà ancora di più se saprete spenderlo con coraggio per migliorare la nostra società, ciascuno di voi per quel che deciderà di fare e per la persona che vorrà diventare”.

Torino, 6 luglio 2007
Mariano Turigliatto



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