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PRIMARIE: LA TENTAZIONE DI VINCERE FACILE

Una nuova tappa nella definizione del concetto di “democrazia” ad opera dei PDini grugliaschesi. Le primarie sono un bagno di democrazia, non un bidè fatto con poca acqua e nemmeno pulita. FATE GIRARE  E CONDIVIDETE, PER FAVORE...
Le regole self-service

Primarie1c Fin dalla sua nascita il PD sostiene la pratica delle primarie come strumento democratico per la selezione dei candidati alle cariche monocratiche, sindaci in primis. E’ una  buona cosa, anche se le primarie non risolvono il problema delle idee, almeno permettono di spostare la selezione del personale politico e amministrativo fuori dalla sempre più asfittiche stanze dei partiti: qualche volta vince il candidato designato, qualche volta vincono gli outsiders. E’ la democrazia, bellezza!
A Grugliasco no, sono speciali, i candidati che potrebbero dare fastidio agli uomini di apparato non li fanno partecipare alle primarie, così non si rischia. Ecco come sta andando.

Qualche tempo fa il PD torinese partorisce le regole per le primarie. Esse prevedono che i partiti della coalizione possano presentare loro candidati e prevedono anche regole da pazzi per le candidature fuori dai partiti. Pazienza, si sa che il cancro della democrazia sta proprio nell’uso troppo strumentale dei regolamenti, ma i tempi sono questi e bisogna farsene una ragione.

Succede che i Verdi – a Grugliasco partito che fa parte della coalizione di centrosinistra – mi propongano come loro candidato alle elezioni amministrative della primavera prossima. Accetto volentieri, anche lusingato per l’attenzione e la considerazione: con me sindaco raggiunsero vette considerevoli di consenso e insieme realizzammo cosa che ancora oggi rendono speciale questa città. Il coordinatore provinciale invia comunicazione a tutti i partiti della coalizione e…. succede il finimondo.

Il PD (meno di 300 iscritti in tutta la città), che presenta ben tre candidati in lotta furibonda tra loro, riesce a metterli tutti d’accordo nel dipingere la mia partecipazione come una sciagura tale da preferire piuttosto un’alleanza con la destra. Scene di panico e di rabbia anche a Torino, dove capaci dirigenti cercano il sistema di farmi fuori non si sa bene con quali giustificazioni.

Bisogna avere pazienza, loro sono giovani, non ricordano le dolorose vicende del passato recente di questa città, della tangentopoli che travolse il PDS, uno dei nonni del PD, degli arresti di amministratori di tutti i partiti di sinistra, del disastro che rischiò di consegnare la città alla destra. Non sanno della fatica di ricomporre il centrosinistra dopo gli arresti, del trauma della congiura del 1997 (possono però chiedere all’on. Esposito che era responsabile provinciale dei DS), del lavoro ventre a terra per dimostrare che la sinistra governa meglio ed è dalla parte della gente.
Non sanno dell’impegno di molti dei loro militanti di allora che, insieme alla forze vive della società civile di Grugliasco, produssero uno scatto di orgoglio che rivoltò la città come un calzino, facendone sede universitaria, dotandola di una residenza olimpica poi divenuta pensionato, che con trasparenza e amore della democrazia ristabilì regole e criteri per stare bene nei territori in cui viviamo. Non sanno della generosità di quelli su cui sputano oggi nel sostenere la ricomposizione della coalizione, minata per ben tre volte proprio dall’arroganza e dalle pretese che la ragione di partito comandasse sul rispetto profondo dello stato.  C’è parecchio altro, ma non qui.

I candidati e i dirigenti del PD di Grugliasco sì, lo sanno. Lo devono sapere. Se sarà necessario spiegherò perché Adesso no, bisogna occuparsi dei principi non della storia e delle qualità dei candidati, quello avverrà a suo tempo. Lascio a chi non ha fatto altro il continuare su questa strada.

Lotterò strenuamente per esercitare il mio diritto di presentarmi alle primarie e di concorrere. Se sarà necessario lo farò spiegando che sono un bagno di democrazia, non un bidè fatto con poca acqua e nemmeno pulita. Lotterò perché le primarie siano dei cittadini e non dei partiti e soprattutto perché,  a giudicare chi è degno o no di concorrere, non siano gruppi dirigenti incapaci perfino di mettere d’accordo tre dei loro amministratori perché se ne candidi uno solo.

Mariano



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