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CHANGE

Si sprecano i commenti e gli accenni di polemica intorno al governo Monti: in tanti siamo combattuti nel giudicare l’operazione, molto sollevati dalla fine di Berlusconi. Franco da corpo a pensieri segreti...
Il cambiamento di Franco Maletti

berlusconi-monti1_280xFree Circa una decina di giorni fa la mia attenzione è stata attratta da una radio che dava l’annuncio, nel suo programma, dell’inizio della “rassegna stanca” dei giornali italiani.
Ho subito pensato che mai lapsus freudiano fosse più appropriato: ogni giornale infatti, fedele alla sua linea editoriale, non faceva altro che ripetere le stesse cose e controbattere le accuse della stampa avversaria. Al punto che leggere il giornale era diventato un esercizio inutile e ripetitivo, lontano dai problemi veri della gente.
Tutto questo mi ha fatto tornare alla mente una citazione, (della quale mi spiace non ricordare l’autore), che dice più o meno così: “I veri politici sanno sempre, e in qualunque circostanza, quali sono le cose giuste da fare. Se non le fanno, è soltanto perché non sanno se, facendole, sarebbero rieletti la volta dopo”. Questa citazione, pur nella sua negatività, ha valore in una situazione politica normale. Mentre ha poco o nessun valore in una situazione di politici nominati ad immagine e somiglianza di chi li ha scelti.
Facendone soprattutto fedeli cloni carenti di neuroni.

Personalmente ho sempre avuto una certa diffidenza nei confronti dei “tecnici” prestati alla politica. E fin dai tempi di Prodi. La mia diffidenza deriva dal fatto che i tecnici spesso trascurano (perché non ne sono a conoscenza) le implicazioni che i loro provvedimenti hanno sul piano umano: non sempre tutto quello che è tecnicamente giusto lo è anche nella pratica. Perché le condizioni disuguali di partenza creano opportunità e oneri diversi. Invece il politico (a differenza del tecnico) che vive e trova il consenso elettorale stando tra la gente, meglio conosce le sensibilità di ciascuno. Almeno tendenzialmente.

Ma il problema è proprio questo: oggi il politico viene “nominato”. E spesso nemmeno sa dove è ubicato il suo collegio di riferimento. Figuriamoci quindi se va, anche dopo essere stato eletto-nominato, a consultare il suo elettorato per trarre spunti e conferme, o a conoscere le diverse sensibilità…Gli obblighi che ha nei confronti del suo benefattore gli impongono di ubbidire ad ordini spesso totalmente divergenti.
E allora, un governo di tecnici, quale tipo di carenza può avere rispetto al governo di questi “politici”? Che, nonostante tutto, continuano ancora oggi a sedere sui banchi del Parlamento. E per di più con la reale possibilità di condizionare le scelte tecniche sia dall’alto della loro ignoranza che della loro subalternità in quanto “nominati”.

Proprio mentre scrivo Berlusconi minaccia sfracelli in quanto, a suo parere, con la nomina di Monti la democrazia non c’è più. Ma quale “democrazia” è quella di un segretario di partito (lui stesso) che ha scelto personalmente gli eletti in base al livello di servilismo nei suoi confronti? Tanto per fare un esempio: quanti Scilipoti e Villari (oltre alle “ragazze” e agli avvocati del capo) arriverebbero in Parlamento se fossero gli elettori a poter scegliere? Probabilmente neanche uno.

Oggi, quindi, c’è soltanto da augurarsi che nessuno, giocando al tanto peggio tanto meglio, faccia ostruzionismo per ordine del suo “padrone”. Magari mascherandolo con l’interesse per l’Italia e per gli italiani. Perché sarebbe quel “colmo” che, portando ad elezioni anticipate, causerebbe da parte degli elettori,ormai esausti, la disintegrazione politica dei responsabili.
Quando potremo dire tutta la verità, non la ricorderemo più” è una citazione di Longanesi.
Io mi auguro, invece, di poter dire sempre la verità ricordandola in ogni suo dettaglio.
Se non vogliamo che certe situazioni si ripetano dobbiamo continuare a farlo. A costo di sembrare noiosi rispetto al grande barzellettiere. Ma infinitamente più realistici. E tali da vedere poche differenze, oggi, tra il nostro modo di pensare e quello di un “governo tecnico”.

novembre 2011 F. Maletti
franco.maletti@libero.it



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