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I SIGNORI IN CENTRO, GLI ANZIANI FUORI

Una decisione del Consiglio Comunale della mia città desta sgomento. Ma lo sgomento peggiore è dato dal fatto che neanche si accorgono della gravità di quello che stanno facendo.
La cultura dell’integrazione in salsa grugliaschese

cottolengo Nella mia città succede questo: in Consiglio comunale la maggioranza di centrosinistra compatta volta una variante al Piano regolatore che sposta una casa di riposo (il Cottolengo), ubicata in centro, ai margini della città. L’area prescelta è una striscia di terreno (agricolo?) ancora libera, ai confini con l’area industriale della città confinante (Rivoli).
In pratica, la nuova casa di riposo sorgerà con vista sulle fabbriche da due lati e sulle case dagli altri due, in una zona nella quale non ci sono negozi e passaggio pedonale, se non nelle ore di entrata e uscita da scuola. Il ronzio della centrale del teleriscaldamento della SEI accompagnerà il riposo dei giusti. Al suo posto, in centro città – fra negozi, uffici pubblici e gente che passeggia nelle aree pedonali – un bel palazzo con altre case e negozi.
Ora, se si può essere d’accordo sull’idea di costruire una casa di riposo più capiente e meglio strutturata di quella esistente valorizzandone economicamente l’area, non si può stare zitti sull’espulsione degli anziani dal centro cittadino. Questo poi in una città che ha da sempre sviluppato la cultura dell’integrazione e dell’accoglienza, tanto che proprio nel centro ci sono altre due case di riposo e ben due centri per portatori di handicap. Possibile che l’Amministrazione comunale non abbia avuto la sensibilità di individuare un’altra area dove svolgere la stessa operazione senza discriminare eccessivamente soggetti già deboli per altre ragioni? Sì, è possibile ed è avvenuto, non certo per inconsapevolezza: anche il sottoscritto ha presentato un'osservazione scritta in merito, naturalmente rigettata.

Che la preoccupazione della ghettizzazione degli anziani non sia infondata si evince peraltro anche dalle osservazioni che la Regione Piemonte (centrodestra) aveva a suo tempo formulato proprio sulla sede scelta per lo spostamento della casa di riposo, segnalandone le criticità (i documenti si trovano sul sito del Comune). Ma amministrazione e consiglieri di maggioranza sono andati avanti tranquilli e rassicurati.

Ora che la lista civica Grugliasco Democratica ha cominciato a raccogliere le firme su una petizione che chiede di riconsiderare la decisione, comincia la solita campagna di calunnie e di diffamazioni a cui la politica di oggi sembra essersi ridotta. Allora si tira in ballo la Curia - come se il problema della scelta dell’area su cui paracadutare la nuova casa di riposo non fosse una competenza dell’amministrazione comunale - come paravento per decisioni che nulla hanno a che fare con una legittima e importante operazione immobiliare che vede coinvolta una sua proprietà. Allora si racconta di trattative, tutte nelle segrete stanze, allora si trasforma una decisione improvvida in una questione di politichetta, magari collegandola alle prossime elezioni amministrative.

E allora vedi politicanti da consigli di amministrazione mettere su la prosopopea solita per stigmatizzare e pontificare. Sul momento ti incazzi, poi ti viene un dubbio: forse non capiscono.
Non capiscono che la politica è discussione e decisione intorno alle scelte che riguardano tutti, da fare in piazza e con trasparenza. Non capiscono che anche da dove metti i vecchi si capisce che sensibilità hai e di che visione del mondo  sei portatore. Non capiscono che un’amministrazione che dedica agli anziani l’area migliore della città fa del bene a tutti, ai giovani in primis.

Non capiscono come mai nell’ex ospedale psichiatrico non ci sono case di riposo, ma l’Università. Non sanno che i loro predecessori – non il “vile” Turigliatto, rendentore della sinistra solo quando viene beccata a rubare – si sono impegnati a togliere i più deboli dal ghetto, integrando gli handicappati nella scuola, spostando i matti nelle comunità in centro città e tanto altro ancora.

Ma non sta a noi insegnare loro tutte queste cose, non imparerebbero perché non hanno l’umiltà per informarsi e la voglia di studiare.

Mariano



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