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AMEN

In occasione di funerali e ricorrenze è uso attingere dai ricordi personali qualche episodio che ricordi chi non c’è più. Io Berlusconi l’ho conosciuto personalmente e mi ha pure stretto la mano…
La mia prima volta con Berlusconi

gameoverberlusconi Ho incontrato Berlusconi in una fredda e nebbiosa serata di dicembre del 1993. Io avevo 39 anni pensavo che il mondo non sarebbe più cambiato, che avremmo annegato gli ideali nelle merci e che la politica buona sarebbe stata quella degli affari… ma avevo ancora qualche velleità di provarci. Possibilmente insieme alla bella gente di cui ero in compagnia sul piazzale di un grande centro commerciale che si stava inaugurando proprio quel giorno. 147.000 metri quadri di luci cotillons, belle commesse, marmi, cartongessi e soldi, tanti soldi.
Lui arrivò in elicottero, materializzandosi nell’immenso piazzale, come un fantasma che emerge dalla nebbia. Pasquale aveva preparato dei bigliettini da un dollaro con la sua faccia, noi di Grugliasco una serie di cartelli che evocavano personaggi e fasi dello scandalo che stava per scoppiare, la Tangentopoli locale, quella della sinistra. Avevamo le bandiere dei Verdi e della Rete ed eravamo disposti in fila, perché i tantissimi VIP convenuti per l’inaugurazione - molti dei quali fini intellettuali di sinistra e anche di quelli sempre pronti a spiegarti come va il mondo – potessero vedere, leggere e, forse, vergognarsi.
Passavano proprio tutti: segretari di partiti con la fissa della modernizzazione, amministratori pubblici, ultracomunisti e fascistoni in odore di conversione. Naturalmente moltitudini di socialisti e democristiani, specie ancora in voga a quei tempi e adesso in odore di ritorno alla ribalta. 

Vieni, che gli andiamo incontro – Pasquale mi prese per un braccio per allontanarmi dalla calca – così gli diamo un volantino e vediamo che tipo è…”. Così abbiamo fatto. Le sue guardie del corpo, prese alla sprovvista, non fecero opposizione e lui ebbe il suo bel volantino che neppure guardò. In compenso ci strinse la mano, ci elargì uno smagliante sorriso e ci invitò ad accompagnarlo dentro. Solo a quel punto le guardie del corpo gli dissero che noi eravamo i contestatori che, sul piazzale, davano fastidio alle centinaia di suoi ospiti che lo aspettavano trepidanti. nessun cambiamento di espressione, nessuna smorfia. Senza smettere di sorridere ci invitò nuovamente a entrare per spiegargli perché ce l’avevamo con lui e con il lavoro che stava creando con quello splendido centro commerciale.

Noi siamo rimasti fuori, in tanti sono andati dentro, qualcuno anche ad Arcore e da lezioni di rottamazione, qualcun altro ha continuato a trafficare per sé o per il partito. Qualche giorno dopo quella sera nebbiosa  arresti e avvisi di garanzia mettevano in luce metodi e costumi che ritroviamo ancora uguali nell’Italia di oggi… e non tutti sono colpa sua. Poi gli avvenimenti mi hanno portato ad occuparmi dei suoi affari ancora a lungo, ma questo è raccontato benissimo nel libro di Salvo Anzaldi “Fuori dal Comune” e non sto a riprenderlo qui.

Se sperassi che la sua caduta segni anche la fine dell’illegalità sarei un ingenuo. La strada è ancora lunga, questa è la prima tappa. Pasquale (anche lui Cavaliere, ma di altro genere) non c’è più da quasi 12 anni, ma noi, se solo volessimo…

Mariano



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