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LA RESURREZIONE DEI GIOVANI

Meno tette da show, più tetti per protestare


Appena uscito da cinque ore di autogestione -  un po' caotiche, non sempre coerenti e molto faticose - vedo il futuro meno nero.
Non sono persona dai facili entusiasmi, sono però allenato a vedere nel presente segni di futuro, cercando di non mischiarli con le speranze. Non sono nemmeno un nostalgico, mi dispiace che i ragazzi di oggi non abbiano le opportunità che abbiamo avuto noi ultracinquantenni e che non abbiano nemmeno la consapevolezza di quello che è venuto a mancare loro.
Sono anche convinto che potranno trovare la loro strada ed essere felici di ciò che hanno e di come sono riusciti a procurarselo, spero che impareranno che insieme è meglio che da soli, ma penso davvero che debbano trovare in autonomia la loro strada, senza sempre dover fare i conti con i nostri ricordi e rimpianti. oltre che le nostre lagne.
Essendo vecchio dell'istituto, ricordavo le autogesioni "per forza" quelle che si facevano ogni anno a gennaio e che finivano con la chiusura del primo quadrimestre. Talmente "per forza" che nella mia scuola si era deciso di far finire in anticipo il quadrimestre, spostando il time out a fine dicembre; per conseguenza anche le autogestioni si erano concentrate nel periodo pre-natalizio. Durante questi 2-3 giorni di attività autorganizzate gli aspetti più qualificanti erano i tornei di carte e la perfezione del servizio d'ordine, attività nella quale si sfogavano tutte le capacità dei rappresentanti degli studenti. Qua e là alcune attività: seminari, discussioni, la proiezione di qualche film, sovente con la collaborazione dei docenti più attenti. Fin dal secondo giorno della baraonda il numero di studenti precipitava, al terzo giorno non veniva a scuola più nessuno e la baraonda finiva per mancanza di materia prima.

Stamattina, secondo giorno di autogestione, c'erano più studenti di ieri: meraviglia! Alcuni loro rappresentanti, considerandomi un "esperto" mi hanno invitato alle due assemblee previste per la mattinata. Ci sono andato e sono rimasto di sasso: più di duecento studenti seduti normali, senza i piedi sulla sedia di fronte, non ruttanti e con visini coinvolti, silenziosi, ma pronti a commentare gli interventi, abbastanza partecipi d farmi ritenere che non fingessero (si sa che un po' di diffidenza non guasta mai!). I loro rappresentanti avevano raccolto alcuni video esplicativi della riforma contestata che hanno proiettato, poi avevano anche letto i giornali estrapolando le notizie rilevanti intorno alle agitazioni studentesche, infine hanno chiamato chi volevano loro a dare un contributo per aprire subito dopo lo spazio ai partecipanti che volevano dire la loro.

Era tutto talmente bello che mi sembrava tutto finto...e invece no! Per non lasciarmi cullare troppo dall'ottimismo di chi non ci sperava più, ne ho comunque insultato un paio per via del loro trascinarsi nei corridoi. Poi a un tipo di quarta, che viaggiava col culo di fuori in mezzo ai suoi amichetti che ce l'avevano parzialmente coperto, ho detto: "Attento! Ti sei seduto su un cioccolatino, hai una macchia", facendolo sbiancare. L'ho visto pronto a mandarmi a stendere - dopo che si era controllato il didietro  -, ma non l'ha fatto. Mi ha sorriso scuotendo il capo, come si sorride a un vecchietto sorpassato verso il quale provare quella comprensione appena venata di condiscendenza che si deve a chi si avvia alla fine.

Dai, ragazzi, forse siamo sulla strada giusta! C'è da faticare, ma anche da divertirsi.

Mariano



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