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PRIMARIE: PER FARE COSA?

No alla solita marmellata, c'è un progetto?

Apri i giornali ed è tutto un parlare di tentativi di assassinio politico da una parte, di terzo polo dall'altra; alla nostra area politica, incapace di presentare una qualche posizione sostenuta da tutti per più di due ore, è assegnato il tema primarie.
Ogni giorno qualcuno di nuovo si aggiunge al rosario dei si dice, dei se me lo chiedono, se serve eccetera. Oggi siamo a tre: Vendola, Chiamparino e Bersani; si parla di un quarto candidato proposto da D'Alema, ma non siamo ancora degni di conoscene il nome. E' pre-tattica, ragazzi, mica siamo dei dilettanti della politica!

Tutto si svolge come se il centrosinistra fosse una specie di galassia di frattaglie dalle quali i dirigenti democratici pescano di volta i volta i pezzi più innocui. Pur avendo sempre perso negli ultimi anni, non hanno ancora abbandonato l'idea di egemonia e trattano la società italiana come un magma indifferenziato dove non cambia mai nulla. Se la sinista non cerca i segni del cambiamento per interpretarli e trasformarli in progetto politico, allora a cosa serve?

E dire che di segnali di cambiamento ce ne sono tanti. Prendiamone due che sono sotto gli occhi di tuti: l'aumento dell'astensionismo attivo, quello delle persone che scelgono di non andare a votare perché si sentono estranee - quando non ostili - al sistema dei partiti e delle loro rappresentanze. Sono poi elettori che rivendicano più moralità, che pretendono che le differenza fra le liste corrispondano a programmi chiari e a personaggi politici capaci di metterli in pratica una volta premiati dagli elettori, spiegando le mediazioni operate, gli eventuali cambi di rotta, le inversioni, i successi e le difficoltà incontrate.

Il secondo segnale di cambiamento è sintetizzabile con il tramonto del leaderismo fine a se stesso. Se le esigenze della comunicazione continuano a chiedere che a un programa, in' idea, uno schieramento politico sia associato un nome e un volto, sempre più chiaro è che la complessità del governo impone che la personalizzazione abbia come contraltare una squadra di governo ai vertici della competenza, dell'indipendenza e della libertà di giudizio, giusto il contrario delle corti di servi di cui amano circondarsi anche i dirigenti del centrosinistra.  Anche la rappresentanza (il parlamento, i consigli) deve recuperare questa importante funzione di contraltare... e non può perciò essere composta da nominati delle segreterie. Il tema non è se sia meglio il voto di preferenza o la lista bloccata (entrambi i sistemi hanno i loro pro e contro), è che un modello di assetto istituzionale deve sempre e comunque fondarsi sulla ricerca di un equilibrio fra i poteri (e al loro interno) così da far emergere il meglio che la politica può dare al progresso sociale.

Bene, anche solo rispetto a questi due temi, che cosa mi significano i tre candidati del centrosinistra? C'è un programma comune, c'è una visione, un progetto, ci sono delle differenze fra loro e quali sono? Cosa aspettano a dirci cosa vogliono fare?

A me farebbe piacere che mi promettessero - tutti indistintamente - che in caso di vittoria faranno subito una legge vera sul conflitto di interesse, copiandola da quella tedesca o, se preferiscono, da quella statunitense. Poi una legge sull'emittenza televisiva copiando dalla Gran Bretagna, una riforma dei reati fiscali copiando la legge americana, una vera riforma federalista semplicemente applicando il principio di sussidiarietà sia per le entrate che per le spese (tutti i processi si svolgono al più basso livello possibile), un piano generale per il rilancio della ricerca finanziata con una riduzione del 10% delle spese per armamenti.
Mi piacerebbe che mi dicessero che lasceranno fuori dal parlamento i condannati pe reati contro la PAe che, comunque, non si avvarranno di collaborazioni e prestazioni da parte di soggetti legati a lobbies e conventicole già assurte agli onori delle cronache in passato. Che assumeranno comportamenti sobri evitando sprechi e combattendo la piaga della clientela, che impronteranno il loro operato a procedure trasparenti capaci di premiare il merito, che lo stato viene prima del partito e questo prima della corrente.

Nei primi 90 giorni mi accontenterei di questo, lasciando alla capacità e alla fantasia dei singoli candidati alle primarie la personalizzazione del programma, le cose da fare non mancano e non mancano nemmeno le teste e le energie, se solo le si libera un po'.
Certo che così diventeri anche io un tifoso delle primarie e sosterrei l'iniziativa con convinzione. Oggi mi sembra solo una scusa per non entrare nel merito.
Non possiamo davvero più permettercelo.

Mariano



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