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Scheda: laffaire Le Gru.

E’ l’alba del 16 dicembre 1993, quando il neo eletto sindaco di Grugliasco, Domenico Bernardi (Pds), viene arrestato e portato in carcere a Novara. L’accusa è quella di corruzione. Assieme a lui vengono arrestati l’ex sindaco comunista Angelo Ferrara, il vicesindaco socialista Giuseppe Facchini, la capogruppo Dc Lina Visentin, gli assessori socialisti Girolamo Turone e Gaetano Marasco, più il presidente dell’Ascom, Ottavio Guala.
La pietra dello scandalo è la costruzione della shopville “Le Gru”, un colosso commerciale di oltre 140 mila metri quadri, al tempo il più grande d’Europa. A mettere nei guai gli amministratori di Grugliasco sono le dichiarazioni di Alberto Milan, ex amministratore delegato della “Trema”, la multinazionale francese del commercio che gestisce le gallerie commerciali della shopville grugliaschese.

“Le Gru” erano state inaugurate appena sette giorni prima, alla presenza di Silvio Berlusconi (allora “semplice” imprenditore) che vi era atterrato in elicottero e aveva tenuto un discorso. Il parroco di Grugliasco aveva poi benedetto l’opera tra damazze e politici in sfilata.
Bernardi era stato eletto dieci giorni prima e non aveva fatto ancora in tempo a nominare la Giunta e insediare il Consiglio comunale. Le nubi si stavano addensando all’orizzonte e i giornali ne davano conto da almeno un mese, ma il sindaco aveva sempre rivendicato la sua estraneità (ribadita con energia anche dai massimi vertici provinciali del suo partito), proponendosi anzi come colui che avrebbe riportato la buona politica in città. Una volta in cella, Bernardi resiste proclamandosi innocente, poi crolla e confessa tutto in un memoriale scritto in carcere. A quel punto, il sindaco viene deposto, il Consiglio comunale sciolto e al Prefetto non resta altro che nominare un commissario in attesa delle nuove elezioni, previste per la primavera del 1994.
Tre anni e mezzo dopo, alla conclusione delle indagini, patteggiano in undici: due dirigenti della Trema un anno e nove mesi, Alberto Milan 18 mesi, gli ex sindaci Bernardi e Ferrara e l’ex vicesindaco Facchini sedici mesi, un anno l’ex assessore Albino Rossello (entrato nell’inchiesta in un secondo momento), per tutti gli altri invece pene pecuniarie. Vengono assolti Renato Ciaiolo (coop costruttrici) e Pietro Capussotto (ex assessore grugliaschese all’Urbanistica).
La nuova amministrazione di Grugliasco intraprenderà azioni volte al ripristino della legalità e chiuderà la faccenda degli abusi edilizi con un guadagno di circa venti miliardi di lire per il Comune. Lo stesso Comune si costituisce anche parte civile nel processo volto a stabilire i danni morali e materiali che gli amministratori corrotti hanno arrecato al Comune: verranno condannati a un risarcimento di circa un miliardo di lire che a oggi non è stato nemmeno in parte recuperato.

 



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