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Ecologismo tra passato e futuro.

L’ecologismo è una tendenza ideologica di nascita recente. L’ideologia ecologista nasce intorno agli anni Settanta, come segnale della percezione di un “nuovo” pericolo sentito come imminente: l’inquinamento. Da allora il fenomeno dell’attenzione ambientale, espressione di una fascia culturale e sociale ben definita nell’ambito del mondo occidentale, si è evoluto e diffuso. C’è un bel libro dal titolo Pensare verde. Psicologia e critica della ragione ecologicadi Felice Perussia, che racconta in breve questa storia e ne analizza con lucidità gli aspetti psico-sociali collegati (Guerini, 1989).
Visto così, il tema ambientale rivela alcuni aspetti che tendono a sfuggire nella percezione quotidiana. Per esempio, a parte l’indubbia civiltà del gesto, quanto ci fa sentire buoni comprare prodotti del mercato equo e solidale, non buttare le cicche a terra e differenziare la raccolta dei rifiuti? La sensazione di avere tra le mani un valore positivo in senso assoluto è molto seducente in un contesto controverso come quello in cui viviamo.

 Per millenni l’umanità cacciatrice e contadina è stata inconsapevolmente ecologista, cui l’esperienza data dalla tradizione e dalle prove empiriche forniva i limiti e le potenzialità del territorio e delle sue risorse. Un agricoltore e un cacciatore saggio non possono permettersi di nuocere all’ambiente naturale perché sarebbe controproducente: hanno tutto l’interesse a privilegiare l’equilibrio che garantisce loro la continuità.

 Smascherata così, alla veloce, la patina retorica soggiacente alle dinamiche ecologiste, è proprio la logica semplice dei nostri nonni a dimostrarsi utile nel contesto attuale. La necessità di conservare un equilibrio tra i bisogni e la continuità è la chiave che collega le pratiche agricole alle nuove spinte internazionali volte allo sviluppo tecnologico ambientale. La dipendenza energetica dell’Europa è il motivo principale dell’evoluzione della ricerca di fonti energetiche alternative. Chi non ha di questi problemi, dagli Stati Uniti alla Cina, elude olimpicamente il Protocollo di Kyoto. Detto questo, una situazione economicamente sfavorevole per il vecchio mondo sembra poter volgere a nostro vantaggio e l’impressione è che gli sforzi attuali d’investimento possano produrre risultati vantaggiosi, tra qualche anno. Fare di necessità virtù, potrebbe rivelarsi una scelta economica vincente e nel contempo, favorire logiche volte alla conservazione ambientale.

 Eva Milano



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