chi ha paura del lupo cattivo?.

mercoledì, aprile 11, 2007

chi ha paura del lupo cattivo?.


   di Stefano Zanotto

   

Dalla metà degli anni Novanta il lupo è tornato a frequentare le nostre Alpi. Attualmente sono stanziali alcuni branchi nelle Alpi marittime cuneesi e nelle valli di Susa, Chisone e Germanasca. Dopo tre quarti di secolo di assenza - l'ultima uccisione documentata in Piemonte risale al 1921 - il lupo ha risalito la dorsale appenninica e ha rimesso piede nelle nostre vallate, tutelato ormai dalla legge dopo che per secoli l'assidua attività venatoria lo aveva portato a un passo dall'estinzione in tutta la penisola.

In questi giorni si può visitare una bella mostra dedicata a questo predatore presso il Museo di Storia naturale Don Bosco di Torino, aperta fino all'11 maggio. Si intitola Viva il lupo, è organizzata da Provincia di Torino in collaborazione con WWF Piemonte e Valle d'Aosta, ed è a carattere itinerante. Illustra la storia dei difficili rapporti con l'uomo nel corso dei secoli, ma anche caratteristiche e comportamento di questo predatore, che, al vertice della catena alimentare, riveste un'importante funzione regolatrice ed equilibrante sull'ecosistema. Tra le sue prede preferite ci sono gli ungulati selvatici, il cui numero, proprio per l'assenza di predatori storici come orso, lupo e lince, è cresciuto notevolmente negli ultimi anni, fino a parlare in alcuni casi di soprannumero (ricordate la vicenda dei caprioli della scorsa estate?). Il lupo preda inoltre di preferenza animali deboli o malati, perché più facili da uccidere, svolgendo così anche una funzione di "selezionatore" sulla popolazione degli ungulati.

Un gradito ritorno, quello del lupo. Ma non per tutti. Tra le vittime degli attacchi dei branchi figurano infatti anche animali domestici. Ecco allora che tornano atavici sentimenti di paura e odio verso questo animale, diffusi nei pastori degli alpeggi, dove il lupo trova condizioni favorevoli per procurarsi il cibo (per un esempio delle rimostranze degli allevatori clicca qui). Lo scorso 30 ottobre la giunta regionale ha approvato lo sviluppo e il rafforzamento del progetto Il lupo in Piemonte, già attivo da qualche anno, con il quale oltre allo studio della specie si toccano i problemi della difficile convivenza con l’attività zootecnica. I pastori colpiti dagli attacchi dei canidi (bisogna ricordare infatti che una parte delle uccisioni di bestiame è imputabile a cani randagi) hanno diritto a un risarcimento, garantito da un Fondo regionale. L'augurio è che con questi e altri provvedimenti - in particolare la diffusione tra i nostri pastori di accorgimenti e strumenti dissuasivi utilizzati già da tempo con successo in Abruzzo e in altri territori - si possano superare incomprensioni e diffidenze. Senza detrimento per l'equilibrio ambientale né per le attività economiche dei margari, che col loro lavoro contribuiscono alla vitalità delle nostre montagne.