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IL CAIMANO E LA PIAZZA

Si avvicina la data e B alza il tono delle dichiarazioni arrivando a minacciare i disordini di piazza, come prevedeva Moretti ne ”Il caimano”. Solo che…
Italia ancora fascista?
Il voto sulla decadenza è un colpo di stato. Napolitano mi dia la grazia senza richiesta”, questa le parole pronunciate sabato 23 novembre da B nel corso di un meeting pre-voto parlamentare, condito con l’annuncio di una manifestazione popolare il 27. Il carattere eversivo del personaggio – noto fin dai tempi della nascita del suo impero prima edilizio poi mediatico - si salda con la visione dello Stato che Lui condivide  con larga parte dei suoi elettori (e non solo quelli): quella fascista.
La res publica per loro non è il fondamento dell’esistenza delle società - la condizione  essenziale per vivere insieme senza ammazzarci l’un l’altro - è solo un “piatto”: chi riesce a prenderlo vincendo la partita, non solo acchiappa il bottino, ma utilizza la vittoria per cambiare le regole delle partite successive. Anzi, per cambiare la storia delle partite già giocate. Questa idea non è propria solo di B e di larga parte del suo elettorato, condiziona un bel pezzo di mondo politico nostrano, anche quello che di che di B non ne ha mai voluto sapere.
Di qui le reazioni apparentemente decisa, ma in sostanza imbarazzate, di chi con B è stato protagonista della politica di questi anni.
Non credo che in Italia esista ancora qualcuno che dubiti della veridicità dei fatti che gli vengono contestati, nei processi ancora in corso e di quelli per cui è già stato condannato definitivamente, solo che la lettura che una parte robusta dell’opinione pubblica da è che “è stato incastrato”. Perfino fra i detrattori di B, l’ammirazione per il successo dell’azione giudiziaria (ancorché lenta e faticosa) non sta tanto nell'essere stata efficace nel trovare le prove del reato, valutarle nel contraddittorio chiamato processo, e ottenere attraverso la condanna l’applicazione della legge, cioè del sistema di garanzie reciproche che col/legano i membri di una società; l'ammirazione sta nell'aver messo ko un pezzo da novanta come Lui.  Così oggi i giudici sarebbero “buoni” non perché hanno fatto al meglio il loro lavoro (garantire la legge), ma appunto perché lo hanno “incastrato”. Da lì al tifo o alla denigrazione della Magistratura il passo poi è breve, basta che si occupino di qualcuno della parte avversa e il gioco è fatto..
Questo è uno dei retaggi che B non porterà via con il suo declino. Lo lascerà nel corpo della società italiana, attivo ancora per chissà quanti anni, a produrre guasti, a allontanare il momento in cui finalmente potremo tutti sentirci parte della stessa nazione e felici di convivere nel rispetto di tutti, finalmente consapevoli che così conviene a tutti, anche a noi.
Oramai a destra e a sinistra la prevalenza del partito (delle conventicola, del movimento, del clan dell’orda) viene prima della comune appartenenza a una comunità umana. Le regole che si seguono sono quelle del clan e quelle della comunità si adoperano come paravento per fare diversamente ciò che il rispetto del clan esige. Lo Stato e le sue istituzioni non sono perciò un bene comune da rispettare e valorizzare, ma un rompimento di palle che impedisce di fare quello che si vuole e che si pretende di fare in virtù del consenso elettorale acquisito. Per raggiungere il successo non importa con chi ti sei alleato, a quali condizioni e a che prezzo: lo sai prima che il successo ti permette di fare ciò che vuoi. Almeno dovrebbe: per fortuna c’è la democrazia liberale e le istituzioni ancora in piedi che forniscono quello che la politica non è più in grado di dare: uguaglianza di tutti di fronte alla legge, ricambio, rispetto delle regole, cura dell'interesse collettivo.
Anche nei comuni dove la destra berlusconiana è solo una testimonianza inoffensiva, dalle percentuali infinitesime, a proporre la lettura berlusconiana dell’azione politica ci pensano sovente i demos e i loro satelliti: Sembrano perfettamente a loro agio con la visione dello stato mutuata dal fascismo e incapaci perfino di rileggere criticamente i danni che  i continui strappi alle regole introducono nel tessuto sociale. Per questo combatto non smetterò mai di combatterli e sempre per questo non approvo la condotta del presidente Napolitano, troppo poco presidente degli Italiani e troppo impropriamente calato nella battaglia politica di questo paese disperato.

Mariano  



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