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GRASSO

Le performances televisive del neopresidente del Senato ci consegnano l’immagine di un comunissimo furbetto opportunista italico
La volgarità del gesto
Il soggetto non mi è mai piaciuto: mi sembrava il furbetto levantino, attento a tenersi lontano dai guai, ma non troppo, sempre presente nei luoghi che contano e amico di tutti, di troppi. Un sorrisino freddo in volto, l’eloquio alla mano, ma con il dosaggio burocratico che serve e così via.
Non mi piaceva anche per come aveva interpretato la successione a Giancarlo Caselli alla carica di Procuratore capo a Palermo, dividendo la procura e favorendo la costituzione di fazioni fra i sostituti e non solo. Però alcuni colpi ben assestati alla malavita organizzata mi avevano fatto ricredere:
scambiare aspetti caratteriali con elementi di giudizio sull’operato di un valente servitore dello Stato non è bella cosa e mi sono per questo sentito anche un po’ fazioso e infantile nel giudizio. Chi sono io per giudicare un magistrato che raccoglie un fardello importante, quello di Caselli, e una responsabilità da far tremare le vene dei polsi a chiunque?

Per questo, quando Travaglio lo ha nuovamente attaccato in TV giovedì scorso, mi sono sentito in imbarazzo: le dichiarazioni di Travaglio ricalcavano interventi già sentiti e mai smentiti, apparivano documentate e, come sempre, credibili. L’imbarazzo mi derivava dal fatto che le sentivo come inopportune: insomma era appena stato eletto alla presidenza del Senato, tutti lo stavano celebrando come la “grande novità”, perfino i M5S si erano divisi al momento del voto… Sono incorso nello stesso errore che in tanti fanno ogni giorno in questo paese ancora troppo fascista: chiedere ai giornalisti di non fare il proprio lavoro, mettendosi il bavaglio quando si tratta di parlare dei “buoni”. Grasso lo era – tutti i giornali, le TV, i politici…  lo dicevano e poi era pur sempre altra cosa rispetto a Schifani – e dunque Travaglio avrebbe dovuto tacere.
No, meno male che non ha taciuto, che ha fatto ancora una volta il suo mestiere di giornalista.
Se avesse taciuto, infatti, Grasso non avrebbe mostrato il suo volto, telefonando in diretta a Servizio Pubblico (come faceva Berlusconi) e disponendo dei giornalisti di regime come meglio riteneva, incontrandone anche uno già a 90 gradi e pronto per l’uso. Travaglio ha fatto davvero bene a non andarci da Formigli e a lasciare che il Grasso sproloquiasse su tutto e niente, dimenticandosi che è anche la seconda carica dello Stato.

Giancarlo Caselli tirato in ballo con allusioni che nemmeno i mafiosi nei processi palermitani, una prosopopea da far paura, ma una cosa sopra le altre è stata davvero orribile: la totale mancanza di rispetto per chi, partendo da Torino nel momento più difficile della storia della Sicilia, ha saputo dire all’Italia che lo Stato c’era e che non arretrava di un millimetro di fronte alla Mafia. Uccidessero chi volevano, sempre qualcun altro (e di valore) avrebbe preso il posto degli ammazzati per ribadire a praticare il primato della legge.

In questi giorni di gare di volgarità, il presidente del Senato figura già ai primi posti in classifica.

Mariano  



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