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ALLA FESTA DEL PD di F. Maletti

Si è appena chiusa la Festa provinciale del PD. Un iscritto ci è andato…
Un PD spesso così mal rappresentato…


Nelle settimane scorse si è conclusa la festa torinese del Partito democratico. Tra le varie iniziative, ce n’era una che aveva attratto la mia attenzione: si trattava di un dibattito avente per tema “La democrazia, la legalità e lo sviluppo ai tempi della crisi”. Ospite il giudice Caselli. Il tema mi interessava, e così ci sono andato con un piccolo anticipo sull’orario: il tempo necessario per incontrare qualche vecchia conoscenza e scambiare due parole.
Là ho visto (non faccio nomi) una buona parte della nomenklatura del PD locale scambiarsi carinerie come si fa tra vecchi amici. Nulla di particolare insomma, salvo la percezione che vi fosse da parte di ciascuno una personale esibizione di candidatura (o ri-candidatura) alle prossime elezioni politiche. Perché “non si sa mai”.
Prima che iniziasse il dibattito ho avuto il tempo di riflettere. E, facendo un ragionamento più ampio, mi sono reso conto che il PD è cambiato molto poco rispetto alle sue origini: nel senso che non è stato capace di evolversi e di maturare. Il Partito Democratico, ancora oggi, è un contenitore di contraddizioni: tutte quelle possibili.

Ma ciò che più aggrava la situazione, è che ogni contraddizione nel PD ha il suo fiero “testimonial”, pronto in qualunque momento a fare sentire la sua voce di dissenso non appena viene fatta una proposta. Infatti, la preoccupazione principale di ogni “testimonial” che si rispetti, è quella di diventare obsoleto qualora il problema si risolvesse. Naturale quindi che, più sono gli argomenti (ed i problemi ad esso connessi) che il PD decide di fare propri, maggiore diventa il numero degli “insostituibili” testimonial che di questi problemi diventano il punto di riferimento all’interno del PD.
La soluzione dovrebbe essere quella di decidere ogni tanto e democraticamente quali sono le priorità e quali sono le scelte. Non fosse che i veti incrociati e la minaccia di andarsene di chi viene messo in minoranza, finiscano col rendere inapplicabile il metodo democratico per prendere le decisioni. Tutto per paura di perdere “pezzi” di consenso. Che sia alla fine questo il risultato avvelenato dei vari “ma anche” (inclusivi di tutto) di veltroniana memoria?

Mentre facevo queste riflessioni, il dibattito che aveva per tema “La democrazia, la legalità e lo sviluppo ai tempi della crisi" è cominciato. Con una sorpresa. Si è parlato di tutt’altro nobile argomento, e cioè di Sicurezza, a partire dalle vittime dell’amianto.
A questo punto, molto deluso, me ne sono andato.

Queste sono le domande che avrei fatto se il tema del dibattito fosse stato rispettato:
Democrazia. Se in diverse realtà territoriali del PD la democrazia in atto è quella di tipo mafioso, nel senso che ci sono ormai delle lobby consolidate che si preoccupano soltanto di fare i loro affari e ad accrescere il loro potere, non sarebbe meglio cominciare a discutere di democrazia cominciando dal PD al suo interno, spiegando (ad esempio) a chi la democrazia non conosce, anche il rispetto verso le minoranze?
Legalità. Le leggi ci sono, ma spesso non vengono applicate, come le sanzioni ad essa connesse. Se, ad esempio, tanti giovani disoccupati venissero impiegati dallo Stato per stanare gli evasori, questi giovani, altre a riportare la legalità, non sarebbero in grado attraverso le sanzioni di pagarsi anche il loro stipendio con un costo zero per lo Stato?
Sviluppo. La crisi rende sempre più feroce la competizione tra i vari Paesi. E’ corretto che, ad esempio, ci siano giovani (italiani !) in giro con tanto di laurea PAGATI da Paesi stranieri, (anche a noi molto vicini), per convincere i piccoli e medi imprenditori italiani a licenziare i loro dipendenti e trasferire le lavorazioni fuori dell’Italia, con offerte che vanno dal non pagare le tasse per un certo numero di anni, di avere l’energia gratis e ulteriori sgravi per le future nuove assunzioni dei residenti? E’ questa l’Europa che sognavamo?

Ma forse, pensandoci bene, non erano le domande adatte per una Festa.

25/09/2012 F. Maletti



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