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UN PAESE NEL FANGO

Pioggia, crisi, devastazioni materiali e morali, sensazione che una tragedia stia per consumarsi… Lo specchio del paese che siamo.
Italia d’oggi: le immagini e i sottotitoli.

earth Mentre guardiamo in tivù le immagini della devastazione genovese – che segue di una settimana quella dello spezzino e del lucchese – e ci chiediamo dove abbiamo sbagliato se questi sono i risultati che la nostra civilizzazione riesce a produrre, nella parte bassa dello schermo scorrono le notizie che vengono dal mondo della politica e della finanza.
Le auto vengono spazzate via e nei sottotitoli leggi che per Berlusconi questo è un paese benestante e che non è vero che è stato commissariato dal Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione Europea.
Si contano le vittime e in basso si dice che Scajola è finalmente stato rinviato a giudizio per la casa acquistata “a sua insaputa” dall’imprenditore Anemone. Vedi i volontari al lavoro per sgomberare le strade dalle macerie e riportare la città alla normalità, in basso si spiega che il nostro paese è davvero sull’orlo del baratro e quel vecchio sporcaccione non solo non si dimette, ma continua a tenere in pugno maggioranza e opposizione.

Vedi fiumi gonfi d’acqua che corrono violenti fra sponde di cemento – sul bordo delle quali sorgono moderni condomini di pregevole fattura –, senti i lamenti delle persone spaventate, alcune delle quali avranno in passato rivendicato qualche bella variante al piano regolatore per rendere edificabile ciò che prima non lo era, magari in cambio del voto a questo o a quello. Nei sottotitoli c’è l’ennesima dichiarazione inutile di Bersani, Di Pietro Vendola. Inutile perché non fatta seguire da azioni concrete che avvicinino le parole ai fatti, come un rosario che viene recitato senza convinzione e con la segreta consapevolezza che tutta questa sceneggiata non è colpa di Berlusconi: è lo specchio del paese che siamo, della sua ignavia, dei suoi opportunismi, della sua incapacità di pensare in grande, dell’eterno “tengo famiglia”, dell’indignazione a intermittenza, della memoria che funziona solo quando serve, del mettere sempre tutto in burla.

Ogni tanto, per riempire gli spazi televisivi, l’intervista a un climatologo: chiunque sia ripete le stesse cose. Che il clima sta cambiando e che questo cambiamento è l’effetto della massiccia immissione nell’atmosfera dei residui dei combustibili fossili, che occorre prepararsi all’aumento della temperatura media causata dal conseguente effetto serra, che bisogna ripensare alla gestione del territorio eccetera. Domani non se ne ricorderà più nessuno, anche questa è una caratteristica del nostro paese, ricordare solo ciò che fa piacere e dimenticare il resto, per poi piangere lacrime sincere quando arriva la prevedibile bastonata.

Finito il rosario delle immagini delle devastazioni, si passa alle auto blu, ai saloni affrescati, alle marionette tutte vestite uguali che li popolano. I sottotitoli adesso parlano dell’alluvione, danno i numeri e aggiornano la situazione come se fosse un bollettino di guerra. Le marionette parlano un linguaggio incomprensibile e i cronisti le assecondano ossequiosi (il paese è anche questo, bellezza!), nei titolo in basso scorre il paese.
Un paese sommerso dal fango.

Mariano



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