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OGM: ja(mais).

di Paolo Turati

Le conclusioni del recente rapporto di Nòmisma sull’approvvigionamento di mais nel medio periodo, con particolare riferimento al fenomeno italiano, mettono in rilievo criticità di cui non si può non tener conto in rapporto alla vita stessa di tutti i giorni per la nostra popolazione.
Innanzitutto, i margini per rimanere un Paese "non ogm", diventeranno sempre più limitati, dal
momento che la previsione di medio periodo sulla produzione mondiale di mais non ogm risulta, nella migliore delle ipotesi, attestarsi sulla metà di quella attuale, con il differenziale del prezzo rispetto all’omologa granella ogm che esorbiterà ben più che l’attuale 5%.

E’ una previsione che reca con sé ulteriori complessità, in particolar modo per quanto riguarda l’Italia, stanti le contestuali problematiche di resa collegate all’emergenza idrica ed alle applicazioni della normative europea sui nitrati e sui limiti di tolleranza delle micotossine per il mais destinato all’alimentazione. I numeri sono, in effetti, impietosi: da un tasso di autoapprovvigionamento di mais del 98% nel 2001, siamo passati all’ 86% nel 2006, in presenza dell’aumento della domanda internazionale di granella destinata alle biomasse che ha fatto superare ai prezzi i 180$ per tonnellata.

 



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