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THE GATES OF HEAVEN.

È un'esperienza tipica dell'età matura. Le cose per cui hai lavorato ogni santo giorno finalmente ti appartengono, sono a tua completa disposizione. Ma c'è un momento in cui ti accorgi inesorabilmente che non ti interessano più come prima. Sono buone come trofei del tuo successo, ma non hai nessuna voglia di vederle intorno a te. Il desiderio anima l'azione, mentre ciò che è conquistato è destinato a impolverarsi. Potrebbe anche essere andata così, immagino per un attimo, nella testa di Bill Gates quando ci ha stupiti con il colpo di scena della filantropia. In questi giorni la mirabolante donazione di Warren Buffett, la più grande della storia, fa assumere all'operazione umanitaria di Gates dimensioni inverosimili.

Le fondazioni sono la materializzazione del desiderio di immortalità di chi le crea. In esse risiede la garanzia di una memoria positiva ma, più banalmente, diventano anche l'occupazione tipica di tutti quelli che non sono i veri attori del sistema capitalistico: donne, vecchi e bambini. Così, anche questa volta la storia si ripete e il grande uomo d'affari, che scaltramente prevede in tempo il futuro declino, entra nel raggio d'azione tradizionalmente destinato alla moglie, la beneficenza.

Il risarcimento simbolico dei vinti, si sa, fa parte del gioco della democrazia.

Nel caso di Gates e di Buffett la sensazione è quella di vedere gli uomini di maggior successo del mondo, menti straordinarie e grandi manovratori, alle prese con una nuova, entusiasmante sfida. Warren Buffett ha saggiamente osservato la diversa natura della filantropia rispetto agli affari e ha riconosciuto una certa difficoltà di approccio. Ha notato che gli affari prediligono scelte più facili, mentre i problemi più urgenti dei poveri sono "quelli che hanno resistito sia al cervello che al denaro". Certe ingenuità che compaiono nei rapporti della fondazione rivelano la difficoltà e lo sforzo di chi è abituato a pensare in termini di profitto e si trova di fronte a dinamiche sconosciute. Ad esempio, in una relazione riguardante un ambizioso programma per la vaccinazione e le cure sanitarie in India, si legge: "Come le aziende farmaceutiche, anche le organizzazioni non-profit devono impiegare ogni strumento per capire quale sia il mercato per una nuova terapia, quali siano le aspettative di chi ne ha bisogno e quali siano i modi più intelligenti per 'fabbricare la domanda'".

Meglio non pensare a come si fabbrica la domanda per una malattia.

 Ammettiamo la buona fede e consideriamola come un'espressione un po' ambigua, infelicemente mutuata ad altri ambiti…

In fin dei conti, anche se mancano di certe finezze, Bill e Melinda Gates con Warren Buffett rappresentano un modello vincente. La lezione da imparare per chi vive in questo mondo, anche per chi lo vorrebbe diverso, è un po' dura per chi pensa che la virtù sta nel mezzo. Prima si conquista il mondo pensando unicamente al fine che ci si è prefissati, poi si passa alla seconda fase: occuparsi del resto. Sarà un successo.

Eva Milano

 



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