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UNA LEGGE CONTRO LE MAFIE.

di Stefano Zanotto

Anche la Regione Piemonte ha ora una sua normativa in materia di mafia. Sul Bollettino ufficiale n. 25 dello scorso 21 giugno è stata infatti pubblicata la Legge regionale n. 14 del 18 giugno 2007 approvata all'unanimità dal Consiglio regionale. Si tratta del culmine di un percorso iniziato dall'associazione Libera Piemonte quasi due anni fa, con i preparativi in vista della Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime di tutte le mafie, che si tenne a Torino il 21 marzo 2006.

E proprio il 21 marzo di ogni anno, la nuova legge istituisce una Giornata regionale della memoria e dell'impegno. Ma il provvedimento non si limita a prescrivere celebrazioni: prevede anche azioni concrete, con lo stanziamento di 400 mila euro annue per finanziare interventi di educazione alla legalità per le nuove generazioni, di aiuto (assistenza legale, sostegno psicologico...) alle vittime della criminalità organizzata, di formazione professionale per operatori di volontariato e degli Enti locali. Merita poi di essere evidenziato l'intervento per favorire e sostenere, anche finanziariamente, il riutilizzo e la fruizione sociale dei beni confiscati alle mafie. Si tratta di terreni e fabbricati che assumono, nella nuova veste, un grande valore simbolico, in quanto frutti di violenza e prevaricazione che vengono restituiti alla collettività. Sono beni come Cascina Arzilla di Volvera, gestita dall'associazione giovanile Acmos, come la cascina di San Sebastiano Po appartenuta alla famiglia Belfiore, affiliata alla 'ndrangheta e mandante dell'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia nel 1983; o ancora come la cascina di Moncalvo d'Asti confiscata al boss trapanese Pace e destinata a ospitare una comunità di donne con problemi di tossicodipendenza.

Sono nomi e luoghi che testimoniano come le ramificazioni della criminalità organizzata coinvolgano anche la nostra regione e non riguardino solo altre zone d'Italia. Anche se da noi non si spara ciò non vuol dire che le mafie siano meno pericolose, o che non vadano contrastate con eguale impegno quando coltivano i loro affari "in silenzio". A questo proposito lascia un po' perplessi il discorso del nuovo capo della polizia nella sua recente audizione al Senato: secondo Manganelli la priorità va data alla lotta nel Nord Italia alla criminalità diffusa collegata all'immigrazione clandestina. Di mafia ha parlato solo verso la fine del discorso, riferendosi all'eventualità di una nuova guerra tra clan in Sicilia. Come dire appunto che la lotta alla criminalità organizzata è prioritaria solo quando c'è spargimento di sangue... Come se si trattasse di un problema di semplice ordine pubblico e non di un cancro che inquina l'economia, l'amministrazione pubblica, in alcune regioni la società intera, grazie a ramificazioni e collusioni coi mondi dell'imprenditoria, della politica, delle professioni.

 
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