La forza della ragione.

lunedì, giugno 04, 2007

La forza della ragione.


di Dotturbo

La forza della ragione cui facciamo riferimento non va intesa, ovviamente, in senso illuministico, bensì come motivazione logica e doverosa per l’assunzione consapevole, da parte di una nazione, di provvedimenti normativi a risarcimento di chi abbia subito un torto.

I disabili un torto, dalla vita, l’hanno ricevuto eccome, e non sono, ovviamente i soli: gli anziani che devono sopravvivere con le pensioni minime, gli esclusi dal circuito della cosiddetta società produttiva, ormai anche diverse famiglie monoreddito. Tutti costoro stanno davvero andando a comporre un vero e proprio stato di nuova povertà, che merita senza ombra di dubbio la massima attenzione in termini socialmente risarcitori.

Mentre a livello governativo si discute di come tagliare le spese, in verità più dello stato sociale che della politica e di come ridistribuire tasse e "ritrovamenti" fortuiti (come il cosiddetto "tesoretto"), voci a sostegno di questa o di quella ragione si levano minacciose: i sindacati non si possono scontentare, così come Confindustria; men che meno le cooperative o le istituzioni bancarie e assicurative… .

Sicché la ragione di chi ha meno tende a venire metodicamente disattesa. Anche nell’attuale congiuntura, il timore che l’attenzione di questo governo, pur autoreferenzialmente definitosi come "sostenitore dei deboli" in sede di campagna elettorale, si focalizzi sul barcamenarsi senza scontentare i gangli del consenso politico è più che fondato.

D’altra parte, forse è venuto il momento in cui anche le organizzazioni volontaristiche che tutelano i più deboli, come per esempio quelle dei disabili, si diano un assetto più lobbistico, come d’altra parte si verifica da tempo negli altri paesi sviluppati. Le "Vedove scozzesi" (ormai è significativa, in questo senso, solo la ragione sociale, antica di due secoli, www.scottishwidows.co.uk) o la Once, non rappresenterebbero quei potentati economici di alto livello che oggi sono diventati se non si fossero strutturati, sin dalla loro origine, come "presidio forte per fasce deboli".

Se tutte le maggiori organizzazioni dei ciechi di Spagna, verso la fine degli anni trenta del secolo scorso, non si fossero consorziate per forzare lo stato iberico ad un "fare"( sul "dare", insistevano già in allora, ostacoli politicamente insormontabili), non si sarebbe arrivati ad una realtà che, grazie a una semplicissima legge che permette alla Once di emettere biglietti di lotteria, ha reso autonomi ed autosufficienti i disabili visivi spagnoli rispetto allo stato, con enormi vantaggi sia per costoro che per l’erario.