03/24/14

lunedì, marzo 24, 2014

LA SCOSSA


Premiare il merito, chi ha competenze: tutti lo dicono. Ma come sceglierà Renzi i 600 manager pubblici e come scelgono i partiti in giro per l’Italia? Un esempio di questi giorni
Gli eletti e i nominati
Strano paese, il nostro. Dove gli eletti (nelle rare competizioni elettorali in cui agli elettori viene ancora riconosciuto il privilegio di scegliere i propri rappresentanti) sono convinti di non dover rendere mai conto di quello che fanno, delle decisioni che prendono, come se fossero giocatori che hanno vinto il piatto dove banchettano e non invece rappresentanti della collettività che debbono scegliere, decidere e spiegare le ragioni di una scelta piuttosto che dell’altra. A chiunque osi criticare o mettere in dubbio la scelta rispondono, con l’arroganza che maschera l’ignoranza, che “i cittadini li hanno premiati col voto, dunque hanno ragione… e basta!”. Infallibili, dunque, perfino più del papa; per questo pericolosissimi, per le scelte che fanno, ma ancora di più per l’idea di democrazia di cui sono paladini, la stessa che aprì le porte al fascismo.
Con le liste bloccate e gli sbarramenti a mille, Renzi e complici stanno risolvendo il problema, sbattendo fuori dalla rappresentanza così tanti elettori – rendendo vano il loro voto con soglie erette in nome della governabilità - che i sopravvissuti potranno continuare in quest’opera di raffinazione del consenso, fino a rendere inutili le elezioni.
Paradossalmente i guasti principali della politica non sono neppure questi, i danni più grossi li fanno i nominati: gente sovente senza arte né parte che si trova catapultata ai vertici di banche...