08/31/11

mercoledì, agosto 31, 2011

CAOS CALMO


La manovra economica assomiglia sempre di più a una sceneggiata: si colpisce oggi, domani si cambia idea, dopodomani si attacca da un’altra parte. Il paese sprofonda lentamente fra le giravolte di un capo senza più troppa e un premier senza Ruby.
20 anni di follia… e non è finita

bear-sterns-debacle Una bella fetta di questo paese ha vissuto gli ultimi vent’anni convinta che il benessere era dovuto, che i debiti sarebbe stato meglio farli pagare ai nostri figli o, semmai, anche ai nipoti. Che si poteva andare in pensione con pochi contributi, tanto ci avrebbe pensato qualcun altro; che meritavamo perfino di più di quello che avevamo. Che bastava costruire, fare mutui, occupare terreno, indebitarsi, telefonare tanto, rivendicare diritti e mai riconoscere doveri.
Che, con un po’ di furbizia, le regole possono valere solo per gli altri. Anzi, che proprio dimostrare quanto siamo bravi a eluderle sia il segno del nostro prestigio sociale e del nostro attaccamento ai valori della famiglia, della patria, della religione.
Il sogno berlusconiano era questo e incarnava perfettamente l’indole furbacchiona di chi sa che il conto arriverà, ma pensa che toccherà agli altri e in un altro tempo pagarlo.