01/06/11

giovedì, gennaio 06, 2011

MHHHH: MARCHIONNE


Torna il mito dell'uomo forte e i sindacati gli fanno da sponda

Questi primi giorni del'anno sono tutti dedicati alla vicenda della FIAT e alle discussioni intorno al ruolo e al carattere di Marchionne. Va detto che i suoi guadagni - da qualunque punto di vista la si guardi - sono scandalosi, lo sono le poche tasse che paga e tutto questo è ancora più disgustoso perché stiamo vivendo un periodo di vacche magre dove pagano anche gli operai, perfino quelli che non sono della FIOM.
Se non fanno schifo ai suoi supporter i modi e lo stile, non vanno certo assunti come unico elemento di valutazione del suo operato. D'altra parte un innovatore - come viene dipinto dai più - non può curarsi della forma, della cortesia, del rispetto delle regole... sennnò che uomo della provvidenza sarebbe? E allora tutti a lodare il suo abbigliamento, il suo stile di vita, a tessere lodi sulla sua capacità di ristrutturare, di infrangere tabù secolari, di destrutturare centri di potere che si credevano eterni e che paralizzano la nostra ingessata società italiana. Che è molto peggio di quella americana dove, com'è noto, se la passano tutti bene perché sono flessibili e pronti al cambiamento.
Negli ultimi due anni la FIAT di Marchionne non ha avviato la produzione di nessun nuovo modello, ha mandato in pensione la Stilo e la Multipla senza rimpiazzarle con alcun altro modello. L'unica auto  "nuova" uscita dalla catene di montaggio italiana è la Bravo. Anche la Mito dell'Alfa ha oramai più di tre anni e così la Lancia Delta. Tutto questo mentre i concorrenti sfornavano nuovi modelli a ripetizione.
Il risultato si è ben presto visto: le vendite sono crollate e stanno costantemente scendendo, perfino nei settori dove la FIAT è tradizionalmente più forte, quello delle utilitarie. In compenso le azioni salgono in borsa perché  lui doma gli operai e i riottosi sindacati comunisti.