01/25/08

venerdì, gennaio 25, 2008

Informazione: Kenya, seconda puntata.


Questa è la seconda puntata del resoconto di Mirella sulla critica situazione politica in Kenya.

di Mirella Cravanzola

Nairobi, 18 gennaio 2008

Carissimi, la situazione in Kenya continua ad essere difficile e sempre più preoccupante anche per le prese di posizione esterne, che cominciano a dire che le elezioni non sono valide. Speriamo bene! Le elezioni del Portavoce del Parlamento si sono svolte con relativa calma, salvo qualche presa di posizione plateare contro Kibaki (il presidente rieletto) di qualche emulo dei nostri Bossi e compagni. Il risultato alla terza votazione dove era sufficiente la maggioranza semplice ha eletto un rappresentante dell' ODM, il partito arancio in opposizione a Kibaki. A questo punto, anche se il Parlamento in mano all'opposizione rendera' molto difficile l'azione del Governo, si sperava che tutto si tranquillizzasse e cominciassero tutti a lavorare, ma il leader dell'opposizione ha comunque confermato i 3 giorni di manifestazione gia' indetta in precedenza e cosi' sono cominciati i guai.

Al mattino la citta' di Nairobi e' normale con scuole e attivita' regolari, tranne nel centro della citta' dove la gente evita di andare per evitare di trovarsi nel caos. Nel primo pomeriggio si sono radunati pochi manifestanti che la polizia ha cercato di disperdere e cosi' sono rimaste persone ferite e anche alcuni morti, 1 mercoled1', 3 o forse piu' ieri, e speriamo in bene oggi. Per fortuna stamattina c'e' stata una provvidenziale pioggia fuori stagione, ripresa nel prmo pomeriggio, ora purtroppo cessata. Fino a poco fa era tutto calmo anche nel centro e si spera anche nelle baraccopoli di Kibera e Mathsri le piu' popolate e agitate. Il rappresentante politico eletto a Kibera e' l'attuale leader arancio e promotore delle manifestazioni.

 

PovrItalia.


 di Mariano Turigliatto

 

E’ l’esclamazione con cui un tempo i vecchi commentavano i passaggi più tragici - qualche volta tragicomici – della storia del nostro paese. In qualche caso questo commento si adattava ai giovani, quando manifestavano qualche stravaganza di troppo: capelli lunghi, disinvoltura nei costumi, promiscuità eccessiva, rivendicazioni ribellistiche verso i genitori, eccetera. I vecchi e gli adulti temevano per il futuro e manifestavano una specie di dispiacere per come andavano evolvendo le cose.

 

Che dire oggi, finalmente conclusa l’interminabile agonia dell’affollatissimo governo Prodi? Siamo un paese che sprofonda sempre di più, una specie di eterno caos mastellizzato a dovere e dove anche la sinistra estrema è ormai berlusconizzata. Un paese che da tempo si mangia le opportunità dei giovani per soddisfare gli egoismi degli adulti, dove nessuno rispetta più nessuno.

Un posto dove tutti sono convinti di meritare molto di più di ciò che hanno, ma senza fare niente per guadagnarselo. Un posto dove la colpa e la responsabilità è sempre degli altri. Un paese dove sfottere il prossimo è lo sport prevalente, a cui assistono milioni di spettatori, convinti che la prole sarà o velina o calciatore; dove chi lavora è da sfottere e guardare con compassione perché non sa stare al mondo. Dove tutto si fa per raccomandazione, perché abbiamo tutti i diritti e nessun dovere. Dove i debiti li pagherà qualcun altro e i peccati varranno perdonati da una Chiesa collusa e compiacente, sempre più schierata nella conta politica e sempre meno attenta alle angosce del vivere d’oggi.

 

Mi dispiace per la caduta del governo perché sono convinto che all’orizzonte non ci sarà niente di meglio. Sono dispiaciuto perché stava succedendo qualcosa di bello sul fronte dell’evasione fiscale, perché non ci sono stati condoni, perché qualche timido accenno di attenzione a chi lavora cominciava a farsi strada. Sono dispiaciuto nonostante le tante delusioni che il governo mi/ci ha rifilato: legge sul conflitto di interessi, televisioni in primis. Temo che gli Italiani dispiaciuti – che sono già un bel numero – cresceranno di numero non appena la gente si sveglierà dal torpore e scoprirà che la realtà non è come la dipingevano le torme di giornalisti/giornalai e le corti di parassiti – di uno schieramento e dell’altro – di cui questo paese prima o poi dovrà liberarsi. Dobbiamo provarci, se no a che serve l’impegno politico?

 

E voi, cosa ne pensate?