L'ALTRA FACCIA DEL BULLISMO

10 aprile 2018

L'ALTRA FACCIA DEL BULLISMO


C'è anche un altro bullismo: fa scuola a scuola e incoraggia i prepotenti. Meglio affrontarlo piuttosto che guardare altrove...
"Non capisci nulla, sei proprio tonto. Possibile che tu non possa fare attenzione e seguire le lezioni come fanno i tuoi compagni?", apostrofa  l'allievo che ha sbagliato il compito l'insegnante stizzita/o. Naturalmente davanti ai compagni che - per fortuna non sempre - posso anche essere aizzati con un ulteriore:
"Diteglielo anche voi che è proprio tonto e che non capisce nulla... Lo vedete no? Sembra che abbia lasciato il cervello a casa" e via dicendo.
Il tutto condito con un tono che, da arrabbiato e severo, si è via via fatto canzonatorio assumendo una velatura di derisione che passa attraverso il dialogo diretto ed esclusivo con il resto della classe. Il soggetto è presente, ma volutamente ignorato. Come se non fosse in grado di capire, come se fosse già escluso.
La classe asseconda l'insegnante - siamo Italiani, sempre stare dalla parte di chi comanda e poi quel compagno è davvero un po' lento, sembra fatto apposta per essere preso di mira - e si comporta di conseguenza.
I più svegli capiscono l'inghippo e si limitano a ignorare il compagno (così compiacciono l'insegnante senza fare troppo danno al malcapitato), la massa dei pecoroni comincerà ad accanirsi contro il compagno "tonto", ma senza dare troppo dell'occhio. Sanno che potranno contare sulla simpatia dell'insegnante, ma sanno anche che non devono esagerare: potrebbe essere costretta/o a prendere posizione se solo cominciasse a circolare l'accusa di bullismo.
L'insegnante magari neppure se ne accorgerà, impegnata/o a compulsare la tastiera del suo smartphone mentre gli allievi svolgono gli esercizi che ha assegnato. Tanto nessuno le/gli dirà mai nulla, così come nessuno cercherà di indurla/o a considerare la sua presenza a scuola un lavoro: quello per il quale è pagata/o e che richiede professionalità, cultura, civiltà e un po' di attenzione.
Naturalmente agli allievi il cellulare è rigorosamente vietato e non si contano le note sul registro  per chi ha trasgredito. Nessuna paura: l'insegnante ne parlerà coi genitori quando verranno a scuola per sapere dei voti e del comportamento del loro pargolo. Sempre naturalmente, quest'ultimo sarà tenuto in disparte, come se la valutazione del suo percorso formativo non fosse affar suo.
Basta un insegnante così per vanificare il lavoro meritorio di tutti gli altri. D'altra parte alcuni di loro lo sanno che i bulli ci sono anche nella categoria, ma preferiscono farsi gli affari loro. E' più sicuro così, anche per l'evanescente dirigente scolastico che parla con le circolari prestampate e che sparisce settimane in occasione delle festività, figura che si va affermando con prepotenza nella scuola italiana.
Gran parte della scuola pubblica non è ancora così: docenti motivati e attenti, rigorosi ed equi, dirigenti appassionati e capaci di trasformare l'istituzione in comunità educante, anche facendosi carico di problemi che la scuola non potrebbe affrontare da sola.
Il processo di imbarbarimento però va avanti speditamente.
Mariano