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LA STRETTA DI MANO

Una signora voleva stringermi la mano... 
Un celebre locale della zona ovest di Torino celebra il restyling con un vernissage al quale non manca la crema politica e sindacale oltre al consueto sottobosco politico della zona. Ci vado anch'io, invitato con calore e affettuosamente bendisposto verso i proprietari del locale, che ho visto crescere insieme al capostipite.
Alle 18, come da annuncio, si aprono le porte e, dopo i vip, tocca a noi "normali" entrare nel locale accolti con squisita cortesia dai proprietari/gestori, visibilmente emozionati.
Allestimento sopraffino, davvero un bel posto, servizio e prodotti all'altezza della classe e della cura che ci hanno sempre messo nel fare le cose. Insomma, tutto bene. Siccome ho un impegno urgente, fendo la massa mangiante e bevente per raggiungere il terzo dei tre artefici di questa ulteriore meraviglia, senza troppo badare a chi mi sta intorno, quando...
... vengo fermato da una signora che mi tende la mano. La riconosco, la guardo attonita e mi fa: "Beh, non vorrai mica non darmi la mano. Un conto sono i rapporti politici, un altro quelli personali!".
Non voglio fare discussioni e magari turbare una così bella occasione, perciò le do la mano, le dico che per quelli della mia generazione il personale è politico e viceversa, poi continuo a fendere la folla. Saluto e tolgo il disturbo, ancora incredulo e un po' dispiaciuto per quella gentile signora, che mi era sembrata sincera e che davvero mostrava di non capire.
La signora in questione è stata una funzionaria della CGIL - sindacato al quale ho pagato ogni santo mese per 38 anni l'obolo dell'iscritto... e volontariamente! -, nel 2007 è stata nominata assessore a Grugliasco (non c'entrava nulla che suo fratello fosse allora uno dei massimi dirigenti del PD torinese, lei era brava di suo). Contemporaneamente veniva assunta con chiamata diretta al CIDIU - azienda pubblica i cui soci sono i comuni dell'area ovest torinese - come responsabile delle relazioni sindacali. Rappresenta l'azienda nelle vertenze, le stesse dove prima faceva la parte dei lavoratori, sgrida, assume, licenzia. Oplà, il salto della quaglia. E poi si chiedono perché la gente non sopporta più neanche i sindacati... A scanso, qui il curriculum che ha presentato in Comune.
Mentre faceva tutto questo, continuava a fare l'assessore in uno dei comuni soci dell'Azienda pubblica per la quale lavorava e lavora. Tanto le incompatibilità sono per gli altri.
Lei è anche una signora amabile, ma come fa a meravigliarsi se uno come me non ha voglia di darle la mano e tanto meno di farle le moine quando la incontra? Ho fatto scelte diverse, lo sa anche lei, dunque il problema non è il privato e neanche il politico: è la decenza.
Mariano





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