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LA POST-REALTA'

Realtà che si mescola con la finzione, confini sempre più labili tra le due e apparenza che si fa sostanza, fino a farla svanire nell'irrilevanza. Stiamo entrando nel mondo della post-realtà

La vicenda del candidato a sindaco di Palermo di Ismaele La Vardera, per conto del centrodestra locale, rappresenta meglio di tante parole l'inversione delle cose, la liquidità sociale portata alle conseguenze più estreme, la caduta dell'illusione che la politica possa cambiare le cose e non solo la loro rappresentazione. Al massimo la politica può produrre un reality, lanciare qualche nuova star televisiva, favorire la carriera di un nuovo soggetto,  più cinico e spregiudicato di quelli che va a sostituire. Programmi, idee e speranze: tutti ingredienti buoni per rendere interessante il format, sennò vanno sostituiti con altri più glam.
Cosa ha fatto il giovanotto? Si è candidato a sindaco con alcune liste di centrodestra - simboli nazionali, mica civiche! - e ha ottenuto oltre 7000 voti insieme a numerose attestazioni di simpatia. Solo che... in realtà (si fa per dire) era sotto contratto: tutte le fasi della sua campagna elettorale - incontri, colloqui, comizi, riunioni, feste e così via fino alle manifestazioni con i leaders nazionali del partiti della sua coalizione - sono state riprese da troupes appositamente arruolate non già per documentare, ma per fare della campagna elettorale un reality.
Lui era l'unico a sapere che quello che stavano facendo - una campagna elettorale - era in realtà un film, una finzione (?). I suoi ignari supporters e, pare, anche i dirigenti nazionali dei partiti scesi a Palermo per sostenerlo, hanno saputo di tutto questo quando, elezioni finite, ha chiesto a tutti loro di firmare la liberatoria per la diffusione delle riprese effettuate. Così hanno imparato di essere stati strumenti di un disegno diverso da quello al quale erano convinti di aver partecipato.
La gran parte delle "comparse" ha firmato la liberatoria - meglio un passaggio in televisione che niente -, pochissimi si sono arrabbiati e parecchi stanno ancora cercando di capire come capitalizzare l'inganno. I Palermitani, anch'essi ingannati, non paiono scomporsi più di tanto, alla fine Pirandello e le sue maschere erano siculi!
Negli anni '90 l'ascesa di Berlusconi segnò la nascita della "politica spettacolo": contenuti variabili a seconda del contesto, gessato blu e mentine obbligatori ai candidati a cui in precedenza erano stati sbiancati i denti. Chi non si adeguava era perduto e in tanti, a destra come a sinistra, si adeguarono per "stare al passo coi tempi" illudendo se stessi e gli altri che, insieme, non cambiasse anche il contenuto del messaggio e del progetto politico. Le carriere personali in politica cominciarono a seguire le stesse regole di quelle aziendali. Yesmen avanti, fine delle minoranze fastidiose solo capaci di criticare, ritmo, velocità, efficienza, poche balle. I benefici al paese sono sotto gli occhi di tutti.
Negli anni 2000, insieme all'affinamento della "politica spettacolo", cominciarono a essere evidenti gli strappi al tessuto della società che l'eccitazione dell'individualismo sfrenato stavano producendo. Destre, sinistre, leghismi e movimentismi proponevano tutti uno stesso modello di comportamento di presenza scenica e di propaganda politica. Messaggi spot, senza alcuna possibilità di costruire un ragionamento che li significassero; disinvoltura nell'interpretazione delle leggi, massima attenzione nel piegarle, fin oltre il normale, alle esigenze di questo o quel gruppo, di questa o quella corrente; volgarità diffusa e disprezzo per i "poco furbi". Vestiti da zoccola e pappone, SUV parcheggiata o in terza file o direttamente sul marciapiede.  Evasione fiscale e commercialisti d'assalto.
Poi arriva la crisi del 2008/9, ma la politica non se ne accorge. Resta spettacolo, affina i suoi strumenti, abbandona le velleità residue di trasformazione della società e diventa pura conquista e gestione del potere. I partiti sono i taxi della carriera, anch'essi sempre più liquidi e intercambiabili. Intanto il sistema industriale se lo comprano gli stranieri, il resto fallisce o si delocalizza, i lavoratori residui  diventano i colpevoli della bassa produttività e del declino del paese. Lo spettacolo politico si sposta sui diritti civili, fa finta di non sapere che senza diritti economici non c'è giustizia che tenga. I giovani giocano con lo smartphone comprato da mamma e papà, sovente con l'aiuto della pensione dei nonni.
Fra gli strappi di una società e di una politica che non riesce nemmeno più a essere spettacolo si insinua la finzione pura. Non è più l'interpretazione della realtà a essere oggetto di "rappresentazione politica", sono le esigenze dello show a dettare agenda, calendario, programmi e candidati. La post-realtà irrompe: il cittadino - in passato elettore, consumatore, utilizzatore - è diventato alternativamente spettatore e comparsa.
Dato che la Storia non finisce qua, sarà interessante vedere cosa succederà quando la forza delle cose travolgerà il castello incantato della post-realtà. In passato sono state crisi economiche spaventose, guerre sanguinose, rivoluzioni, ribellioni. Vedremo. Per adesso vota Antonio!
Mariano




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