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ROSA, LA SERVA DI TRILUSSA

Ho visto Rosa e non riesco a togliermela dalla mente. Il buon teatro mi fa pensare, divertire, riflettere, Rosa mi ha cambiato.

Rosa è la serva di Trilussa. Dopo la sua morte vuole trasformare in museo la casa dove hanno vissuto insieme per tanti anni - un rapporto intimissimo e non detto fino in fondo -, ma viene sfrattata senza pietà.
Il progetto è fallito e lei, mentre prende commiato dalla sua vita in quella casa, ci conduce - visitatori - nel mare dei suoi ricordi: oggetti, storie, momenti e  tormenti.
Durante i 70 minuti di monologo, che sembrano 10 scarsi, la bravissima e intensa Gloria Liberati ci trasporta nel mondo di Rosa, nei suoi pensieri e nelle sue angosce di persona ormai avanti cogli anni che, perdendo il suo padrone/amante/compagno, ha perso tutto, anche se stessa.
Rivive per l'ultima volta nella visita del "museo che non ci sarà" tutta la sua esistenza con Trilussa, abbandonando progressivamente le speranze che l'avevano tenuta in forze quando lui era morto: in fondo fare della sua casa un museo è anche lo strumento per impedire che il lutto devasti del tutto l'animo di chi ha così tanto amato.

Uno spettacolo squassante, coinvolgente, capace di catturare l'attenzione e il cuore di un pubblico folto e caldo che, al termine, si è spellato le mani. Certamente per celebrare la prova superba di Gloria Liberati e la meraviglia del testo di Patrizia Schiavo, ma anche per ritrovare l'equilibrio messo in crisi da una partecipazione con tutto il corpo al dramma di  Rosa.
70 minuti di poesia pura, Grazie Gloria, grazie Viartisti, grazie Teatro Juvarra (quasi al termine del restauro).
Mariano Turigliatto



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