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GB: GOODBYE AND THANKS!

Sorpresa: gli Inglesi escono dall'Unione Europea. Delle cause si sa, delle conseguenze assai meno... e dei politologi ed economisti, come si vede, non c'è da fidarsi! 

La politica tedesca - di fatto sono loro i veri padroni dell'UE - esce sconfitta su tutta la linea: d'ora in poi con un semplice referendum si può uscire, dando un calcio all'austerità e a tutte quelle strane regole che sanno tanto di favore verso i teutonici. Infatti adesso sarà tutta una gara a costruire movimenti politici che chiedono l'uscita dall'UE, facile prevedere che saranno ancora più forti nei paesi che hanno l'euro come moneta. E' la vendetta della Grecia, prima allettata a fare debiti, a spendere e spandere, e poi vessata con l'imposizione di clausole e misure eccessive perfino per gli amanti dell'austerità, fino a sospettare che si trattasse di una punizione.
Gli altri grandi paesi europei non vincono e non perdono perché non ci sono. La Francia ha inaugurato la stagione dei referendum al buio (ricordate quello, perso, sulla Costituzione europea?). Ha spianato la strada all'Europa come optional e ora osserva la sua irrilevanza internazionale dall'alto delle autoblindo con cui la Police cerca di tenere a bada manifestazioni massicce e feroci contro il governo delle sinistre. L'Italia non ha mai contato nulla, almeno negli ultimi dieci anni, e continua sulla stessa strada con la Mogherini, scomparsa dai radar, e il ganassa occupato a messaggiare sul cellulare d'ordinanza, annunciando cose a cui non credono neppure più i giornalisti lecca lecca che ha messo ai vertici delle tivù.  Poi ci sono quelli entrati di recente, ammaliati dai fondi che fluiscono anche oggi copiosamente per alimentare le loro politiche di sviluppo.
Sono agganciati alla Germania e sono particolarmente sensibili all'umore e allo stato di salute del paese guida, tanto che si porranno il problema solo quando saranno a rischio gli stanziamenti e le prebende con cui sono stati invogliati all'ingresso.
Certo che gli Inglesi si sono creati un bel problema in casa: per pochissimo la Scozia non era  diventata indipendente (ricordate il referendum dell'anno scorso?) e adesso, forte di un 60% di favorevoli all'UE, è di nuovo lì a rivendicare un nuovo referendum, stavolta in compagnia dell'Irlanda del Nord. A breve anche loro dovranno nuovamente pronunciarsi, con il rischio più che concreto che la vocazione europeista si saldi con quella indipendentista.
Sopra tutti però ci sta Cameron e i conservatori inglesi. Per vincere le ultime elezioni, hanno promesso un referendum di cui hanno allora sottovalutato la portata. E' la politica senza visione, quella che promette oggi per oggi pomeriggio e domani si vedrà, quella a cui siamo abituati anche noi, qui in Italia. Poi, avendolo promesso, hanno dovuto farlo, forse sottovalutando che anche una parte della sinistra avrebbe voluto l'uscita dalla UE, seppure per ragioni diametralmente opposte a quelle per cui il referendum era stato indetto.  Così la sinistra ha caldeggiato il leave per respingere il neoliberismo europeo e rompere le barriere che tengono l'intervento dello stato ai margini dell'economia, a braccetto con chi invece ha combattuto l'UE come nemica del mercato, con le sue regole e regolucce che limitano la libera espressione delle forze economiche.
Forse un disegno non c'era, non c'è nessun complotto. Il sovrapporsi di debolezze e di azioni dettate dalla piccola convenienza politica ha prodotto un bel disastro: siamo sicuri che i giapponesi continueranno a  produrre in GB le auto con cui invadono il mercato europeo, visto che importarle costerà il 10% circa in più? Siamo sicuri che la City potrà continuare a fare gli affari di oggi, visto che sarà ancora il quartiere finanziario di un paradiso fiscale, ma non sarà non più protetto dalla sua appartenenza all'UE?
Fare una valutazione su chi ci guadagna e chi ci perde è praticamente impossibile. Certo è che niente sarà più come prima, specie per i migranti... e per i mestatori che hanno costruito sulla loro pelle le fortune politiche immeritate che oggi sfoggiano con dovizia di mezzi. Anche l'Inghilterra continuerà ad avere bisogno di immigrati, solo che si è già consegnata all'irrilevanza di un paese senza una classe politica capace di dire la verità e lavorare al futuro. La Gran Bretagna si fa piccola.
Mariano



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