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AVERE PAURA

Le stragi di Bruxelles sollevano l'asticella della paura. I racconti di quello che succede nell'Asia minore anche, lo stesso i profughi che muoiono nel Mediterraneo. Un assedio, il terrore...
La paura è un sentimento difficile da controllare: ti entra dentro e ti prende un po' per volta spingendoti prima a cambiare il tuo modo di vedere il mondo, poi a diffidare dei tuoi vicini, infine a cercare modi per barricarti, per tenere gli altri lontano. Ricostruisci la tua esistenza intorno alla sindrome dell'accerchiamento che si accompagna, di solito, con una visione pessimistica del futuro.Se bastano la ripetizione ossessiva di previsioni meteo non belle per tenere le persone lontane dai luoghi di villeggiatura, l'annuncio di un fronte nuvoloso per farci barricare in casa, la scoperta che mangiare troppo fa ingrassare, magari ripetuta compulsivamente in tutti i talk show del pomeriggio... per indurre in noi quell'ansia che ben presto diventa una senso irrazionale ma reale di panico diffuso, figurarsi quando i tg raccontano di bombe, kamikaze, aerei dirottati, innocenti massacrati e vite distrutte.
Dopo la metà degli anni '70 abbiamo avuto paura di partecipare alle manifestazioni politiche: finire sparati da esaltati con le P38 o essere scambiati per fiancheggiatori del terrorismo era un rischio troppo alto, meglio stare a casa. Quelli che non ci stavano potevano finire come a Brescia, saltati in aria insieme al cestino dei rifiuti dove qualcuno aveva messo la bomba.

Viaggiavamo molto meno e la "sindrome degli aeroporti" di oggi, allora era calata sulle stazioni e sui convogli ferroviari: era uso che i servizi segreti e i terroristi di destra mettessero bombe capaci di distruggere vite a centinaia, con il corredo di abili depistaggi così da allontanare indefinitamente il momento della verità. Fino alla metà degli anni '80 ogni volta che prendevi un treno ti sentivi un eroe che parte per un viaggio ad alto rischio, oramai zittito nella tua aspirazione di giustizia dai colpi di coda sempre più insensati e violenti di un terrorismo che si era alimentato di idee e aspirazioni che erano anche le tue.
La seconda guerra fredda volgeva al termine per collasso di uno dei due contendenti e avevi paura di quello che sarebbe accaduto quando il gigante rosso fosse crollato. Allo stesso tempo ne eri felice: finalmente si smascherava un equivoco della Storia e la sinistra avrebbe potuto ritrovare le sue radici nella democrazia diretta e nel coniugare liberà individuali, diritti  e riduzione delle diseguaglianze. Mentre si vedeva crollare il muro, già qualcuno metteva in guardia da quello che sarebbe successo: il capitale si sarebbe ripreso quello che in quarant'anni aveva dovuto cedere in cambio della tranquillità del blocco occidentale. La paura che si sarebbe smantellato il welfare e il quadro dei diritti fino ad allora conquistati non era così forte da spingere le persone a lottare per allargarli, ma qualche inquietudine circolava.
La paura ha assalito tutto: paura di perdere ciò che si riteneva acquisito per sempre, dunque resistenza al ribasso. Paura di non riuscire a pagare il mutuo, di perdere il lavoro, di non riuscire a curarsi adeguatamente, di vedere i propri figli allo sbando, degli zingari, dei gli immigrati, dei cinesi che si infilano senza che ce ne accorgiamo. In una parola: del futuro.
L'orizzonte si è fatto minaccioso, cupo, il futuro ha smesso di essere il luogo delle speranza per diventare il cimitero delle aspirazioni. Avvoltoi volteggiano, oggi più che mai, sul nostro mondo, pronti a cibarsi delle carcasse delle nostre istituzioni.
Sappiamo ciò che non saremo più, ma non abbiamo ancora capito che cosa diventeremo. Se ci sarà uno spazio, un ruolo, un'occasione, per i nostri figli o se, invece, saranno destinati a trascorrere la loro vita in questo infinito e indefinito presente. Che sembra cambiare ogni giorno e che, in sostanza, non cambia mai. Forse per questo la paura di oggi ci sembra meno sopportabile di quelle che pure abbiamo vissuto e anche intensamente nel nostro passato. Si deve resistere e uscire, prendere treni e aerei, prendere idee e persone e con loro viaggiare tutto dove ci pare.
Non so se sia una autoillusione o preveggenza, ma sento che - come sempre dopo una fase così - i tempi stanno cambiando.
Mariano






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