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MARINO E IL PD: LO SPECCHIO DEL PAESE

Oggi Marino ha ritirato le dimissioni, motivando il gesto con il desiderio che tutto avvenga nelle sedi giuste - in questo caso il Consiglio comunale - in piena trasparenza e responsabilità. La palla al PD e ai gruppi che chiedono le dimissioni: dovranno sfiduciarlo davanti alla città.
Dunque una nuova puntata di questa stucchevole telenovela che, ad ogni giorno che passa, rivela meglio di tante denunce politiche qual è il clima all'interno del PD e qual è la concezione della politica che, da ben prima di Renzi, fa parte del DNA di quel partito: avanti i capataz e i lacchè, nessuno spazio a quelli bravi, solo gente mediocre e  allineata, confusione massima fra istituzioni della Repubblica e organismi del partito, così da non farci capire che cosa stanno cucinando.
Con Marino hanno fatto tutto questo e anche di più, solo che il personaggio ha prestato il fianco con così tanti scivoloni che, al di là della simpatia umana, è davvero difficile prendere le sue parti con determinazione e convinzione (leggi). Tuttavia oggi è più simpatico di ieri, non fosse altro che per il tormento che sta procurando a quel branco di incapaci in malafede che governa il suo partito.
Fra qualche giorno comincia il processo Mafia Capitale  - se ne vedranno e sentiranno delle belle - e i più accorti fra i demos sanno che avere uno come Marino, e nelle condizioni attuali, sullo scranno di sindaco della città è un bel problema.
Che rischia peraltro di essere amplificato proprio dal processo e dalle inevitabili rivelazioni che emergeranno, forse perfino chiamando in causa quelli che oggi frugano con affanno negli scontrini dell'improvvido sindaco..
Si sta avvicinando il Giubileo, l'odore e il fruscio delle mazzette si è già fatto sentire così rumorosamente che la magistratura lavora alacremente da un po'. Figurarsi se a questo si accompagna il digiuno di preghiera per il giro delle imprese amiche, quella a cui affidare i lavori in emergenza. Davvero un incubo, specialmente perché Marino deve accendere ancora più riflettori di quelli che già illuminano la scena dl banchetto. E se lui fosse ancora lì quando Roma sarà invasa da milioni di pellegrini e messa alla prova dalle tante cerimonie religiose, raduni di preghiera, bivacchi e assedi?
Se fossi un romano non saprei che fare, da che parte stare.  Davvero Marino ne ha combinate di tutti i colori, incluso quello di circondarsi di pessimi consiglieri o di non ascoltare quelli buoni che certamente avrà. Il PD, però, ha mostrato ancora una volta la sua vera natura e anima: quella di un soggetto politico poco democratico e certamente non rispettoso delle istituzioni, ormai talmente permeato di cultura dell'affare da considerare normali comportamenti che lacerano il tessuto morale del paese perfino più in profondità di quello che fece Berlusconi nel suo ventennio. Come organizzare crisi politiche fuori dalle istituzioni e gestirle in spregio alle regole della democrazia e dalle norme della Costituzione.
Dato che romano non sono, tutte le volte che vedo l'ex assessore Esposito non posso non riandare con la mente a 18 anni fa, qui nella mia città. I suoi compagni di partito mi avevano appena sfiduciato, insieme a fascisti e forzaitalioti, esattamente con la tecnica che pensano di usare oggi con Marino. Lui, da responsabile provinciale degli Enti Locali del PDS, venne qui a portare il verbo ai satelliti di quel partito (che lui credeva fedeli come cani): "Siamo disponibili a candidare chiunque, meno che Turigliatto". Sotto la sua valente guida gli ex comunisti persero le elezioni e la guida della città dopo 57 anni ininterrotti al vertice, io vinsi al primo turno.
Quando ho letto che Marino l'aveva nominato assessore ho subito pensato che fosse una specie di liquidatore messo lì dal partito e digerito dal sindaco. Per un attimo ho anche pensato che lui fosse inconsapevole di portare male e che volesse seriamente impegnarsi a risolvere qualche problemi di quelli spessi che attanagliano la capitale. Ci deve aver provato, con l'aiuto di un valente giovanotto, che usa Twitter come una clava e che, pur lautamente pagato, non deve ancora aver ben capito qual è il suo ruolo e chi paga il suo stipendio.
Sapevo anche che, con simili presupposti, non sarebbe finita bene. Ecco.
Mariano




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