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MARINO E IL PD: LO SPECCHIO DEL PAESE

Oggi Marino ha ritirato le dimissioni, motivando il gesto con il desiderio che tutto avvenga nelle sedi giuste - in questo caso il Consiglio comunale - in piena trasparenza e responsabilità. La palla al PD e ai gruppi che chiedono le dimissioni: dovranno sfiduciarlo davanti alla città.
Dunque una nuova puntata di questa stucchevole telenovela che, ad ogni giorno che passa, rivela meglio di tante denunce politiche qual è il clima all'interno del PD e qual è la concezione della politica che, da ben prima di Renzi, fa parte del DNA di quel partito: avanti i capataz e i lacchè, nessuno spazio a quelli bravi, solo gente mediocre e  allineata, confusione massima fra istituzioni della Repubblica e organismi del partito, così da non farci capire che cosa stanno cucinando.
Con Marino hanno fatto tutto questo e anche di più, solo che il personaggio ha prestato il fianco con così tanti scivoloni che, al di là della simpatia umana, è davvero difficile prendere le sue parti con determinazione e convinzione (leggi). Tuttavia oggi è più simpatico di ieri, non fosse altro che per il tormento che sta procurando a quel branco di incapaci in malafede che governa il suo partito.
Fra qualche giorno comincia il processo Mafia Capitale  - se ne vedranno e sentiranno delle belle - e i più accorti fra i demos sanno che avere uno come Marino, e nelle condizioni attuali, sullo scranno di sindaco della città è un bel problema.

IL PADIGLIONE GIAPPONESE

Cosa ci spinge a fare ore di fila per accedere a un padiglione dell'Expo? E poi a uscire da lì per fare altre ore di coda per entrare in un altro? E chi ha organizzato tutto questo?

Ieri il padiglione giapponese ha chiuso l'accesso quando le ore di attesa sarebbero state 8. Qualche saggio organizzatore ha capito che era il caso di porre fine al martirio dei pazzi che si passavano mezza giornata in fila per entrare a godere della visita di circa 50 minuti di uno dei padiglioni più azzeccati dell'Expo. Anche altri padiglioni vantano file chilometriche e tempi di attesa da sfinire chiunque, ma come il Giappone nessuno. In prossimità della chiusura di Expo2015 e, dunque, anche del padiglione giapponese qualche considerazione bisognerà pur farla, non fosse altro che per capire cosa siamo diventati.
Cominciamo dall'organizzazione. Stando alle stime che la stampa riportava appena prima dell'apertura dell'Expo, i visitatori attesi avrebbero dovuto essere i fra i 150 e i 200 mila al giorno. Queste cifre sono state raggiunte solamente a partire dall'estate, con un avvio zoppicante e che ha fatto temere il flop...

UN MESE DI "BUONA SCUOLA"

Era giusto un mese fa quando le scuole riaprivano dopo le vacanze estive e la "buona scuola" cominciava a dispiegare i suoi benefici effetti nei meandri dell'istituzione. Un bilancio molto parziale...
Cominciamo dagli insegnanti e dal personale  d'ordine (in burocratese si chiamano ATA). Quest'anno, all'apertura delle ostilità, nella mia scuola di insegnanti ne mancavano davvero pochi (circa 5/6 su 112), pochi meno dell'anno scorso. Sono aumentati quelli di ruolo per via delle immissioni di personale che è stato precario talmente a lungo che ancora non si capacita di non esserlo più. Dato che si trattava di "vecchie lenze da graduatoria", lavoravano già tutti da tempo. Solo con meno garanzie e tranquillità... e questo non è poco. Purtroppo, date le modalità con cui sono state realizzate le immissioni in ruolo, parecchi di loro non resteranno nella a scuola dove sono perché cercheranno di avvicinarsi a casa. La continuità didattica va a farsi benedire, ma va anche detto che almeno un po' di stabilizzazione si realizza: in una scuola è molto importante che ci sia un nucleo di insegnanti e bidelle "storico" perché diviene il depositario dell'identità e della cultura di quella scuola. Garantisce anche ai nuovi arrivati il necessario accompagnamento e ambientamento.
Organico aggiuntivo, ovvero aumento del numero dei docenti per attività di sostituzione degli assenti e per aprire la scuola al pomeriggio con attività di sostegno, approfondimento e individualizzazione dell'insegnamento.

MARINO, IL PD, L'INFORMAZIONE E GLI SCONTRINI

C'è una relazione fra la prossima chiusura dell'inchiesta su Mafia Capitale e la campagna per accompagnare Marino alla porta? Quanto è accanimento e quanto ci ha messo del suo? Come pensano di spartirsene le spoglie e ciò che resta della "capitale corrotta di un paese infetto"?
Opposte tifoserie scendono in piazza a celebrare gli uni e scongiurare gli altri le annunciate dimissioni del sindaco Marino. Paginate di chiacchiere sui giornali ci danno conto sempre più nel dettaglio degli scontrini e delle fatture del primo cittadino, qualcuno comincia a tirare in ballo Renzi che, a sentire l'oste fiorentino di riferimento, faceva uguale da sindaco e da presidente della provincia (leggi qui). La guerra dei rimborsi "discutibili", "gonfiati", "menzogneri" produce ogni giorno una puntata nuova che appassiona solamente più i giornalisti politici, gli stessi che fino a ieri un'inchiesta seria sul tema non l'avrebbero mai fatta, nemmeno sotto tortura. Tutta la storia sembra davvero uno scontro fra mediocrità che si svolge nello squallore di un paese in cui nemmeno le persone che sembrano perbene lo sono per davvero.
"Repubblica" va fino a Pittsburgh per interrogare gli amministratori del UMPC che nel 2002 licenziarono (pare) in tronco proprio il valente sindaco romano per una storia di doppi rimborsi (leggi qui). Scandalo denunciato a suo tempo dal Giornale, che però rimase confinato alle pagine interne di quel giornale: vuoi mica che il Gotha del progressismo che siede nei giornali si occupi della faccenda, per di più sollevata da un giornale di destra!

I BAGNI DELLA SCUOLA

Fin dal primo giorno ribadisci che in bagno si va durante gli intervalli e che, durante le lezioni, deve davvero trattarsi di un'emergenza. Qualunque sia l'età ci provano e, a volte, ti sorprendono così.
Mancano poche decine di minuti alla fine dell'ora di lezione, poi potranno usufruire di un intervallo sufficientemente lungo da poterci andare in bagno, volendo anche al bar per una bibita e un panino. Lo stesso, però, almeno uno di loro mette su un faccino sofferente, alza la mano e fa:
"Prof, devo proprio andare in bagno. Lo so che non si deve, ma mi scappa e oltretutto non sto molto bene di stomaco". I vicini di banco sottolineano questa seconda informazione con gesti eloquenti, così devi rapidamente decidere se comportarti in modo inflessibile (come da regolamento) o cercare al fondo della tua anima un po' di indulgenza. Nel primo caso sai che ti capiterà che se la faccia davvero addosso e  ti toccherà vedertela con madri pietose che ti guarderanno come un criminale e ti minacceranno di ogni cosa, incluso denunciarti. Nel secondo hai il ragionevole dubbio che ti stia prendendo in giro, solo che non puoi provarlo e ad esserne sicuro, poi! Così lo fai uscire e te ne vergogni, sei senza carattere...
Lo incontreranno i tuoi colleghi mentre vaga nei corridoi per far passare il tempo, ingannando l'attesa un po' discosto dalla porta dell'aula per evitare che tu lo veda. Così lo crederai ancora chiuso nel bagno fatiscente e puzzolente a soffrire le pene dell'inferno che ti ha lasciato intravedere prima.



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