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LO STATO STRAPPATO

Una nuova ondata di arresti torna a ricordarci che mafia Capitale non ha ancora terminato di mostrarci di perversi effetti di un sistema di potere che va ben oltre la città di Roma…
La retata, parte seconda
Consiglieri comunali del PD e di FI, affaristi legati alle uniche attività redditizie rimaste in Italia, quelle collegate allo spolpamento di ciò che resta di questo Stato. Uno spregiudicato intreccio fra malavita e politica che neanche i romanzi più fantasiosi avrebbero potuto raccontare senza che gli autori scivolassero nel ridicolo. Attività economiche inventate per dragare fondi pubblici - magari persino speculando sui lavoratori impegnati, costretti a diventare “soci” di cooperative che di solidale hanno solo il nome – con i quali finanziare questo o quel personaggio pubblico, le sue campagne elettorali, le sue clientele e i suoi interessi personali. Costui, a sua volta, finanzia la corrente del partito che lo porta e, se proprio occorre, la campagna elettorale di tutta l’organizzazione.
Si è rovesciata la gerarchia della democrazia. Essa prevedeva che i partiti – organizzazioni sociali volte a promuovere progetti di trasformazione della società,  selezionando le persone idonee a realizzare al meglio sia il successo elettorale che la realizzazione del programma stesso – costruissero attraverso la discussione, la militanza, la propaganda e l’azione classi dirigenti capaci di governare nel momento in cui il partito sarebbe stato chiamato a farlo.
Oggi l’idea di partito-taxi - quello sul quale si sale, cercando di pagare la corsa il meno possibile, per arrivare più lontano degli altri e cacciando fuori i compagni di viaggio, se serve – è del tutto realizzata e produce i suoi effetti migliori. Il PD, unico partito rimasto sulla scena politica italiana, è al centro di questo sistema e di questo modo di intendere la democrazia. Lo provano non tanto gli scandali ricorrenti, ma proprio le storie degli inquisiti, le loro dichiarazioni, il loro modo spavaldo e cinico di trattare materie sensibili e che stanno normalmente al centro dell’attenzione umana.
“Normalmente”, appunto. Ma cosa è rimasto di normale, quando scopriamo di burocrati inamovibili non perché servitori dello Stato, ma in quanto “amici di tutti”, di politici che cooperano a sfruttare le disgrazie e le emergenze umanitarie, a truccare appalti per far vincere gli amici del Ministro, a trasformare il degrado urbano e l’allarme sociale in soldi da puppare, mentre la parte sana del paese soffre la mancanza di investimenti atti a generare lavoro? I giornalisti non lo dicono mai, ma sarebbe belo immaginare che cosa si sarebbe potuto fare con tutti i soldi pubblici rubati da costoro, dai tanti che li hanno preceduti e da quelli che ancora verranno.
Al centro sempre il PD, l’erede del PC (e di un pezzo di DC) come lo troviamo dopo vent’anni di accettazione supina e funzionale della cultura berlusconiana dello Stato, in fondo non molto diversa dalla concezione bolscevica del primato del Partito sullo Stato. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: questa retata non farà certamente pulizia, almeno contribuirà  stoppare le manovre più oscenamente costose. Aspetteremo le prossime, non tanto confidando nell’azione della Magistratura per supplire ai deficit della politica, ma per cercare di capire quante ne debbano ancora subire gli Italiani prima che si ribellino.
Mariano



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