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KARI

Ha amato profondamente questa città e seguito la crescita di tre generazioni di bambini. Era suo desiderio lasciare un saluto a tutti coloro che hanno condiviso con lei il meraviglioso cammino della vita”, questo il manifesto affisso in città dalle figlie
Lasciare tracce indelebili
imageSono passati 42 ani da quando un medico scolastico mi guardò con occhi azzurri e un po’ freddi per chiedermi come mai non mi fossi presentato a ritirare le pastigline di fluoro da somministrare ai ragazzini della mia classe. Balbettai qualche giustificazione scomposta (me ne ero semplicemente dimenticato) e feci così la conoscenza di Kari Norstrom. Quasi mezzo secolo fa a Grugliasco nelle scuole c’era un medico che teneva sott’occhio la salute dei ragazzi, che li visitava periodicamente e che interveniva quando osservava la necessità di specialisti o di intervento sulla famiglia. Non erano infrequenti casi di denutrizione e di malnutrizione, spesso il pasto a scuola era anche l’unico della giornata e le condizioni delle abitazioni lasciavano a  desiderare. Kari, capelli biondissimi, statuaria quanto basta per una donna del nord, occhi azzurro chiaro e un fare diretto perfino un po’ esagerato, faceva questo mestiere. Di bambini ne vedeva tantissimi (circa 1200, ciascuno tre volte l’anno almeno), li osservava muoversi nella scuola, interrogava gli insegnanti, poi li esaminava ciclicamente per cogliere eventuali segni di problemi alla salute, in special modo allo scheletro. Si capiva anche quanto li amasse perché li guardava con gli occhi di chi vede in loro il futuro e la speranza di un mondo più giusto e armonico.
Kari aveva sistemi di riferimento ben chiari, sapeva dove voleva stare. Già allora era una persona eccezionale, una di quelle che vorresti frequentare per assorbire tutto il possibile, una persona capace di grandi sofferenze e di altrettanto grandi gioie.
Riservata oltre ogni immaginazione, riuscii a scoprire lo stesso che era nata in Romania (a Timisoara) da genitori norvegesi che erano lì per dirigere una fabbrica di fiammiferi (la delocalizzazione ante litteram). Per la stessa ragione erano poi arrivati in Val Pellice, dove Kari aveva messo radici, trascorso adolescenza e giovinezza e, infine, fatto famiglia.

Cinque anni dopo quella "sgridata"  – ormai arruolata nel servizio sanitario come pediatra – divenne il medico di famiglia di mio figlio. Non ha mai più smesso: dopo i miei figli, le nipoti… e così per tanta gente di Grugliasco che ha condiviso con lei pezzi importanti di vita, l’ha vista soffrire come un cane e rinascere ogni volta più forte e diretta di prima, sempre in prima linea con i suoi amati bambini.
E la sua amata Grugliasco, dove nel frattempo era venuta ad abitare. Così amata che nel 1997 – in barba alla sua proverbiale riservatezza – decide di aiutare il cambiamento in città e si candida con i Verdi alle elezioni amministrative, arrivando prima per preferenze e rinunciando subito dopo al seggio con un laconico “So fare il medico, non il consigliere comunale, volevo solo dare una mano”. Negli anni più vicini a noi gli studi importanti nel campo dell’omeopatia e la continua passione per i piccoli, così che, una volta in pensione, ha continuato al sua attività con la stessa dedizione di prima e qualche energia in meno.

Nei giorni scorsi Kari se ne è andata come ha vissuto, con discrezione e senza tante parole. Una breve cerimonia organizzata dalla sue due figlie, un manifesto che hanno fatto affiggere a cerimonia conclusa, un addio che non sembra vero e un vuoto che non si riempirà.
Ai tanti bambini, ai loro figli e ai loro nipoti resta qualcosa che non sparirà mai, un frammento di una vita intensa e piena, come tutti vorremmo che fosse la nostra. A noi che le abbiamo voluto bene per quasi mezzo secolo il delicato privilegio di esserle stati amici e compagni di viaggio.

Mariano



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