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LA SCUOLA IN SUBBUGLIO

Scioperi con partecipazioni altissime, discussioni acese sulla riforme di cui la scuola avrebbe bisogno, insomma un gran parlare di istruzione e formazione. E allora…
Ma cosa sta succedendo?
Solo il progetto di riforma Berlinguer (oramai 15/16 anni fa) era riuscito a provocare discussioni e prese di posizioni accese e perentorie come quelle d’oggi. E dire che il cosiddetto decreto “La buona scuola” - a leggerlo con occhi laici e ripuliti dai dubbi e delle legittime diffidenze – è poco più che un’aggiustatina risparmiosa con la quale Mr Bean e le sue donzelle pensano di mettere insieme le sentenze dell’Europa e la voglia di glamour. Se non ci fossero di mezzo le stabilizzazioni dei precari e le misure per dotare finalmente le scuole di un organico che comprenda anche gli insegnanti necessari alle supplenze e alle attività aggiuntive, si potrebbe parlare della solita burletta in salsa renziana: prendi una leggina mal scritta, la battezzi con un roboante nome inglese, cominci a definirla “riforma” e fai finta che cambi il paese. La mai varata riforma Berlinguer era davvero qualcosa di più di questa sciacquetta buona per menare il torrone fino alle elezioni regionali di fine maggio, che se ne pensi bene o meno.
Proprio le mediocrità e il pressapochismo superficiali di questa legge - ora in fase di approvazione alla Camera per poi passare al Senato per una nuova finta battaglia delle opposizioni e minoranze varie - semmai rendono evidente meglio di altre iniziative l’incoscienza di un ceto politico che non sa più che direzione prendere, vivendo di slogan vuoti e di apparenze vistose in attesa che capiti qualcosa.

KARI

Ha amato profondamente questa città e seguito la crescita di tre generazioni di bambini. Era suo desiderio lasciare un saluto a tutti coloro che hanno condiviso con lei il meraviglioso cammino della vita”, questo il manifesto affisso in città dalle figlie
Lasciare tracce indelebili
imageSono passati 42 ani da quando un medico scolastico mi guardò con occhi azzurri e un po’ freddi per chiedermi come mai non mi fossi presentato a ritirare le pastigline di fluoro da somministrare ai ragazzini della mia classe. Balbettai qualche giustificazione scomposta (me ne ero semplicemente dimenticato) e feci così la conoscenza di Kari Norstrom. Quasi mezzo secolo fa a Grugliasco nelle scuole c’era un medico che teneva sott’occhio la salute dei ragazzi, che li visitava periodicamente e che interveniva quando osservava la necessità di specialisti o di intervento sulla famiglia. Non erano infrequenti casi di denutrizione e di malnutrizione, spesso il pasto a scuola era anche l’unico della giornata e le condizioni delle abitazioni lasciavano a  desiderare. Kari, capelli biondissimi, statuaria quanto basta per una donna del nord, occhi azzurro chiaro e un fare diretto perfino un po’ esagerato, faceva questo mestiere. Di bambini ne vedeva tantissimi (circa 1200, ciascuno tre volte l’anno almeno), li osservava muoversi nella scuola, interrogava gli insegnanti, poi li esaminava ciclicamente per cogliere eventuali segni di problemi alla salute, in special modo allo scheletro. Si capiva anche quanto li amasse perché li guardava con gli occhi di chi vede in loro il futuro e la speranza di un mondo più giusto e armonico.
Kari aveva sistemi di riferimento ben chiari, sapeva dove voleva stare. Già allora era una persona eccezionale, una di quelle che vorresti frequentare per assorbire tutto il possibile, una persona capace di grandi sofferenze e di altrettanto grandi gioie.

GLI ULTRAS DEL NULLA

Movimenti di protesta che si fanno soffiare le manifestazioni da incappucciati organizzati, perbenismo a pene mani e una spaventosa incapacità a garantire la sicurezza della gente…
Rompi e disfa, che ti passa!
Mesi e mesi di propaganda televisiva per inculcarci per bene l’idea che i barconi di migranti (quelli che riescono ad arrivare sulle nostre coste, per gli altri una lacrimuccia e via) rappresentano un grave pericolo e  una minaccia alla sicurezza delle nostre vite. Un pomeriggio di violenza a Milano distrugge tutto il formidabile lavorio fin qui svolto.
Eh già, cari miei, le minacce alla nostra sicurezza ce le abbiamo in casa. Li abbiamo allevati noi, li intratteniamo a scuola, li foraggiamo con paghette multiple, ci illudiamo di controllarli con i telefonini sempre più costosi di cui li dotiamo, li giustifichiamo perché quello che fanno “sono solo ragazzate” (leggi). I nostri bravi ragazzi possono scegliere fra l’intruppamento in una qualche fazione degli ultras al seguito delle squadre di calcio o, da almeno qualche lustro, possono comperarsi la divisa d’ordinanza e trasformarsi in black block. Da ultras del calcio potranno devastare le zone nei pressi dello stadio, sfondare reti di separazione una volta dentro, svaligiare autogrill quando seguono la squadra in trasferta… oppure tutte e tre le cose insieme, magari arricchite da aggressioni singole, partecipazione a squadracce per punire il nemico e via immaginando.
Da black block potranno scegliere la manifestazione giusta, infilarvicisi (magari contando anche sulla possibilità che qualche altro manifestante li protegga, li assecondi e magari li segua pure)...



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